Prima o poi

bird-806215_1280Prima o poi. L’ho detto tante volte e lo penso così spesso.

Quel prima o poi per il lavoro, l’amore, la casa… Un “prima o poi” che si trascina: meno pazienza possiedo più  alla sottoscritta non accade alcunché che sia all’improvviso. È un costruire con lentezza, dando vita a ossessioni, attese, illusioni. Un costruire che si porta appresso una valanga di sentimenti negativi e scorie di produzione. Un lentissimo e sofferto raggiungimento dell’apice, che però non arriva.

E allora ripenso e interiorizzo il Cammino, quella sensazione di percorso; ascolto Mariangela; penso a chi a 40-50 anni e oltre si rimette in gioco o ancora cammina senza aver raggiunto la meta (una delle tante che l’uomo si pone), la smetto di fare i capricci e guardo a ciò che ottengo da ciò che subisco come necessario e inevitabile.

I progetti sono l’essenza. Ne ho? Qualcuno. Lo puntello lì, sulla bacheca in sughero, con una puntina colorata… facciamo rossa, sì. Sono progetti imprecisi e imperfetti, dai contorni sfumati. Niente binari, treni, rotaie. Ma ultimamente sempre lei – la mia cara estetista – mi ha aiutato a mettere ordine.

Prima o poi. Idee più che progetti sull’uscio di casa. E intanto vai avanti, no? Come viene, come puoi. Senza pensarci troppo. Ti fai scivolare addosso qualcosa, l’inaspettato e l’improvviso non sempre sai coglierli.

Prima o poi. Lo ringrazi e lo coccoli. Perché non sempre è un rimandare, non sempre è un essere felici “solo quando”, non sempre corrisponde alla non-azione. Sembra – ma solo a prima vista e furbescamente – l’antagonista brutto, sporco e cattivo del “carpe diem”, del vivere e cogliere le opportunità del presente.

Il “prima o poi” ha per me il sapore del procedere. Lo metti lì: che sia un desiderio, una necessità, una voglia. Sai che c’è, sai che alcune scelte seguiranno quella scia. E allora sì che puoi cogliere le occasioni in funzione di un progetto, di una realizzazione o anche solo di un piccolo impegno. Vivendo il presente, ma con nel cuore quel “prima o poi” che rende vera ogni conquista. Lo sforzo, la tensione per tutto ciò che non si costruisce in un giorno.

Il “prima o poi” è ancora più bello quando assapori un tempo, un luogo, uno spazio e puoi dire “quasi ci siamo”; è definitivamente poetico quando resta indietro e lo vedi di spalle, con un sorriso da “te l’avevo detto”, mentre ti indica il desiderio che hai spuntato e messo in tasca. “Il prima o poi” può esigere anche lentezza, calma, ma sai che è lì. Basta non correre e non rovinarlo.

Il “prima o poi” ci fa le moine, ci ammalia e con quelle lusinghe ci tiene in piedi, prendendoci anche un po’ in giro, a volte. È amico della vecchiaia e del tempo che passa, ma almeno muore solo con la morte. Lo sfruttiamo, lo sciupiamo e lo usiamo a sproposito e lui lo sa quando fingiamo. Il “prima o poi” mi dà speranza, perché ne ha da vendere. A volte nel sacco dei suoi regali trovi anche le illusioni, ma tutto fa brodo, dicono. Il “prima o poi” deve sposarsi con l’azione dell’oggi, dell’ora, del qui, del presente. Ma a volte la tradisce con il domani.

I miei “prima o poi” nascono, crescono e maturano al sole dell’entusiasmo. Uso quelli veri, senza sprecarli per ciò che non sarà o potrà non essere. Quando ne affiora uno me lo studio per bene e lo educo con convinzione. Il cimitero dei “prima o poi” ne raccoglie comunque molti, altri sono esangui e affaticati, ma ne vedo sempre qualcun altro fresco e nuovo piroettare nei boschi.

 

Annunci

Bolle

purple-626831_1280Mi ci nutro, di illusioni. Le bevo, le assaporo, le elaboro. Le illusioni fanno parte del mio continuo fantasticare. Una sognatrice sveglia, che sorride da sola sul treno, che sente le disillusioni appiccicate addosso come un tessuto dopo un’ustione, come un inchiostro che penetra. Cerco di contrastarle con epiteti, frasi, pensieri frenanti. Cerco di evitare di sedermici sopra, a queste illusioni, perché se scoppiassero potrei farmi male, seriamente. Soprattutto se sono arrivate tanto in alto mentre le alimento, le coccolo, le nutro fino a vederle volare.
Le illusioni si moltiplicano, si scompongono, mi sconvolgono. Mi rendono raggiante, solare, mi vedono cantare in stazione e sul treno. Le illusioni – o i sogni – mi spintonano qui e là, non fanno dormire, non ti lasciano sveglia. Le illusioni ti insegnano l’attesa, il gioco, la mossa. Ti borbottano qualche parolina all’orecchio, che non riesci a cogliere. Le illusioni ti fanno credere di esserci quasi, per poi riportarti al Via senza farti capire quale strada tu abbia preso. Le illusioni sono un’esca che rincorri, insegui, cerchi di afferrare e quando pensi di esserci quasi riuscita, ecco che l’esca si sposta di un po’. Illudersi è come aspettare per sempre, è come credere di muoversi quando invece sei ferma. Illudersi è sentirsi viva, sentire la benzina che sale di livello, ma senza sapere come accendere il motore. Illudersi, quando hai ragione, significa sperare. Quando hai ragione, l’illusione muore e dalle sue ceneri sporche e sciupate e corrose, nasce una realtà non immaginata, impossibile da sognare, che nemmeno avresti mai potuto costruire nelle tue fantasticherie. Migliore a volte, peggiore in qualche caso, tangibile e presente sempre.