Solo viaggiare

IMG_8228 (2)https://www.tpi.it/2017/10/18/donne-pericolo-viaggiare-sole/#r

Ho visto il titolo, ho aperto e letto l’articolo e i commenti su Facebook. Ho tirato un vaffanculo e ho richiuso tutto.

Però ci ho riflettuto.

L’articolo in sé non dice niente e quel poco che dice mi trova d’accordo. Il punto è che non si dovrebbe nemmeno sollevare, questa questione. Soprattutto non citando l’esempio di due donne morte. Due. Non viaggiavano sole. Perché se sola significa “senza uomo” allora il problema è ancora più grande.

Prima di tutto: le donne. Viaggiare soli è un modo di viaggiare, uno dei tanti. Si può viaggiare soli a piedi, soli in bicicletta, soli in treno. In due, in compagnia. Si può viaggiare senza toccare aerei o coprendo lunghissime distanze volando, con guide, senza guida, in hotel di lusso, in tenda, per due giorni o per anni, organizzato, fai-da-te o senza piani.

Il sesso biologico di chi viaggia è del tutto irrilevante. Quando si viaggia, si viaggia.

Le donne che viaggiano sole sono più a rischio degli uomini? Forse ma non è detto: possono violentare, rapinare, uccidere, sfregiare o picchiare me tanto quanto un uomo. Forse il rischio può essere maggiore –  ammettiamolo pure -, ma a questo punto il delta tra uomo e donna è comunque lo stesso che esiste sotto casa, alla stazione di Rogoredo, nei vicoli di notte o su una spiaggia del tuo paese.

Le donne che viaggiano sole non sono avventurose per forza di cose.  Sono timida e introversa: a vedermi in alcuni contesti sembro più un topo da biblioteca che un’esploratrice. Siamo individui variegati e dalle molteplici sfaccettature. Siamo tutti diversi l’uno dall’altro. Abbiamo una passione in comune che – ricordo – è indipendente dal sesso biologico.  Io viaggio sola perché mi piace e non perché non so con chi viaggiare! Anzi, difficilmente riuscirei a partire con qualcuno, se me lo chiedesse (e ho detto dei no).

Non potrò mai dire che viaggiare soli sia sicuro. Mai. Ci possono essere momenti, quando si viaggia soli, nei quali si sale in auto di uno sconosciuto, si entra nelle case della gente, si fanno cose che sì, sono rischiose. Ho paura, a volte. A volte ho avuto i muscoli tesi, alcune volte sono scappata, altre volte ho stretto la mascella pregando (per modo di dire) che mi stessero portando davvero dove dovevo andare perché non è che sono a Cinisello Balsamo e mi accorgo per tempo che non stiamo andando a Milano. In Brasile sono stata minacciata con un machete, a Gerico un uomo ha accostato e si è abbassato i pantaloni – stando in auto, per fortuna -, a Stone Town un tizio con cui ho parlato per un po’, tranquillamente seduta nel dehor dell’ostello, a un certo punto mi ha mostrato un video porno sul cellulare. Rovinano il viaggio? No, perché so che può succedere. Aumentano la paura? Sì, ovviamente. Mi fanno stare più guardinga, cosa che comunque già cerco di essere. Non cancellano – mai lo faranno – tutte le mani tese, i pranzi, i caffè, le informazioni, passaggi ricevuti, un letto e un doccia calda o una semplice merenda con la marmellata fatta di frutti raccolti nella dacia.

Non posso dire che viaggiare – a prescindere dal numero e dal sesso – sia sicuro al 100%. Posso dire che non è obbligatorio accettare passaggi o entrare nelle case. Ci si assume qualche rischio.  E questo lo sappiamo bene.

Il punto è che se ti piace viaggiare (sola/o), ma proprio tanto, c’è un momento in cui la passione, il bisogno, la necessità di fare quella cosa lì superano di gran lunga ogni dubbio, paura, tentennamento. Lo provano persone con altre passioni rischiose per altri motivi, lo proviamo anche noi viaggiatori. Se per voi non è necessario farlo e quindi pensate che qualsiasi cosa brutta che ci succeda in fondo ce la siamo cercata, è un problema vostro, non nostro. Non chiedo a nessuno di viaggiare solo/a, magari ne parlo con gli occhi che brillano, ma non penso che lo debbano per forza fare tutti. Non voglio che chi non lo fa giudichi la mia scelta. Io so cosa rischio, so come mi devo comportare, so che è una scommessa ogni volta e so che potrebbe andarmi malissimo. Ma la bellezza che sperimento supera ogni cosa.

L’alternativa qual è? Non farlo. Non viaggiare. Non fare ciò che è rischioso e che mi fa sentire talmente me stessa da trasformarmi ogni volta. Perché? Perché sono donna (assurdo!)? Perché non è “necessario”? Chi stabilisce cosa lo sia e cosa no? Dove saremmo se avessimo sempre fatto solo il certo, il sicuro e il necessario o l’indispensabile?

Io continuerò a farlo finché potrò, senza avere preclusioni di sorta sulle mete che posso raggiungere e senza pensare al fatto che sono donna. Se mai mi dovesse accadere qualcosa, lo avrò messo in conto (e no, non me la sono andata a cercare).

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