Achtung

P_20170416_102420_1

Mai uguale, mai un rito identico a sé stesso. Ogni volta è la prima volta.

Voglio fare quella fica, quella che “ma tanto sono stata di qui e di là, io viaggio sola sempre”. Alla fine, di fico non ho nulla. Ho solo una maledetta normalissima fifa.

Naturale? Forse. C’è chi parte tranquillo. Ci sono viaggi in cui si parte rilassati. Un pizzico d’agitazione pre Brasile, un po’ di ansia per le dimenticanze sulla transiberiana, qualche momento di paura in attesa di Israele. E così via.

Questa volta è ancora diverso. Non è quella incazzatura imbronciata di San Pietroburgo, né l’eccitazione di Foz do Iguacu. È panico.

Perché cosa c’è di meglio di un attacco di ansia a poche ore dalla partenza? Cosa di meglio che non dormire un cazzo per due notti? Martedì mi sono svegliata padrona di me, sicura, serena. Oggi sembro Maga Magò nella versione indemoniata con morbillo.

“È una vacanza… non stai andando in missione!”

Martedì, tutto quel vuoto di tempo e quello spazio intorno mi hanno messo davanti alle cosette storte. La mente si è svuotata, capace di accogliere finalmente tutto ciò che non fosse lavoro, camminate, faccende quotidiane, relazioni.

Il mio prossimo viaggio era lì. Trafficai un po’ per l’agenzia, la cambiai in corsa, presi una fregatura, per fortuna senza danni economici. Mi accorsi di aver selezionato solo compagnie indipendenti e senza certificazioni. La sola fidata ha un trek previsto per il 14 agosto e senza acclimatamento.

Iniziai a non fidarmi più. Ieri indagai, sondai i terreni e ricominciai a richiedere preventivi. Cercai di tornare con la prima guida, sempre mezza de sfroos, ma mi ha rimbalzata: non si fida più di me. Ieri sera trovai anche Gladys: mi piace, è certificata e partono in 4 il 6 agosto. Costa un pochino di più, ma va bene. Il Kilimanjaro ha toccato le corde della fiducia. Mi fido di Gladys. Non di altri. Ho scoperto con disappunto che avrei potuto noleggiare l’attrezzatura là, per 150 dollari totali.

Ieri sera, mentre stavo facendo lo zaino, con Silvia, come di rito, guardavo l’ingombro e mi ingombravo io. Più amo l’essenzialità e più mi ritrovo piena di vesititi da dover portare, se voglio andare là. Proprio sul Kilimanjaro.

Amo le mie tre magliette e le tre braghe, i sandali e la leggerezza del poco che mi serve. Stavolta ho anche i micropile, le magliette termiche, la giacca e i pantaloni. Gli scarponcini e tutto ciò che ho acquistato, per cui ho speso. Mi sento in colpa, mi sento approssimativa e confusionaria. Superficiale. “Potevo e avrei potuto” sono i miei mantra mentali di oggi.

Non metto manco la reflex, non ci sta. E l’avevo comprata anche per la Tanzania: so che mi pentirò di portarla ma anche di non portarla.

Ho rotto il pc. Ho ordinato compulsivamente su Amazon (mai fatto prima per motivi etici) una sacca per l’acqua, un paio di guanti e le catenelle per le scarpe. Il corriere è arrivato, io c’ero ma lui ha suonato alla vicina. Lo sto aspettando oggi. Oggi che devo partire. A breve. Fra pochissimo: con i guanti vecchi che mi guardano per sapere se devono o no saltar dentro nello zaino pure loro. Mi mancano il liquido delle lenti e una card per la macchina fotografica, quella compatta. Aeroporto: gli acquisti lì sono una misura della mia inefficienza.

Poi penso al dopo: non so cosa farò, dove e come ci arriverò. Ho sempre desiderato l’improvvisazione ma ora la temo. Israele si è improvvisato da solo, senza che io lo sapessi. Mi sto vestendo di sensi di colpa: spese, zaino pesante, impulsività, voglia di sfide. Non servono ma sono qui. Ho avuto mesi e mi sono ridotta a oggi.

Non vedo i pezzi del puzzle che combaciano né il girare a ritmo delle cose. Vedo la mia resilienza. I cambi dell’ultimo secondo, la consapevolezza che nulla è determinante e che ciò che non userò potrò venderlo.

“Chi me lo ha fatto fare” è un classico. Lo dico a ogni partenza. Oggi però il panico è più forte, così forte che non vorrei partire. Che vorrei ma meglio. Che vorrei, oh, al diavolo!

(scritto di getto, dal cellulare)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...