Se tornassi ad avere 20 anni

11902452_10153689598830209_8188847774047519338_nSe tornassi ad avere meno di 20 anni ma con la testa di oggi, smetterei di sentirmi vecchia e accoglierei ogni aspetto con leggerezza.

Non mi preoccuperei del futuro né del passato; non starei tesa a capire se ciò che scelgo sia davvero giusto. Mi sentirei bella e oserei – oh se oserei -: uscirei vestita corta, scollata e colorata come se io fossi la primavera. Non starei con un ragazzo per 4 anni, forse nemmeno per 4 mesi. Mi farei i capelli viola come tanto avrei voluto fare durante il liceo (e alla fine ho provato tutti i colori dal biondo al mogano senza mai approdare al mio preferito).

Proverei a essere eccentrica o a seguire qualche moda in modo ostinato. Mi farei i rasta lunghi. Cercherei di smussare e alleggerire le paure, proprio come le sto aggirando ora (non tutte).

Sarei meno seria. Studierei meno, molto meno! Studierei meglio, in termini di qualità. Sceglierei di nuovo il liceo classico. Eviterei la scuola come luogo totalizzante e non mi giudicherei più per i voti che prendo. Invece che passare su libri e versioni i miei pomeriggi dalle 14 fino alla sera all’ora di cena, avendone anche per dopo, mi applicherei su ciò che si può imparare a fare: mi fermerei a quel corso di teatro anche se tornare a casa da Como era una rottura; imparerei fotografia, tennis o farei un corso di arti marziali. Vagherei di attività in attività in cerca dell’entusiasmo totalizzante: perché il liceo dura solo 5 anni mentre la passione può stare con noi per tutta la vita.

Se tornassi indietro con la testa di oggi non ascolterei – o ascolterei meno – i miei genitori. Mi distaccherei con garbo e fermezza come dovrebbero fare più o meno tutti – o quasi – quando si percepisce che un suggerimento o una guida non rappresentano ciò che si è ma ciò che sono loro. Sbaglierei per il gusto di farlo, rischierei di più. Mi ascolterei. Litigherei di meno.

Oggi, dopo 1000 mt di dislivello in montagna, ho detto a una ragazza di 25 anni che a volte i genitori non vanno ascoltati. Mi ha chiesto di viaggi.

Io a 25 anni ero convinta che fosse troppo difficile e che non sarei mai stata capace di organizzare un viaggio da sola poiché non sapevo organizzare cose ben più semplici! Queste – però – come non essere adatta all’ambulanza perché svenivo a fare un prelievo – sono condanne o giudizi che trasmettiamo agli altri e che gli altri ci appiccicano addosso: chi inizia per primo non saprei dirlo, so che succede. Uno svenimento diventa: non sei in grado di andare in ambulanza. Un po’ di sbadataggine diventa: non sapersi organizzare.

Questa ragazza, dicevo, la sentivo insicura, incerta: non sa cosa fare d’estate perché le sue amiche sono tutte fidanzate. Vai, le dico! Anche in Europa va bene! Lei avrebbe voluto andare in Israele con l’Università per un lavoro su Masada (studia ingegneria) ma sua madre ha detto no perché è pericoloso. Ero affranta per lei che oltretutto non può disobbedire: “fino a quando pagano i miei…”

Se tornassi alle medie ascolterei i Take That per uniformarmi, anche se mi facevano schifo. Ascolterei anche musica davvero figa, se avessi il modo di conoscerla. Se tornassi alle medie cercherei di non farmi dire dalla prof di matematica che introversione significa non avere grinta: perché ne avevo e ne ho da vendere, solo che non si vede(va). Se tornassi alle medie canterei ancora di più e più forte sopra alle canzonette per indispettire mio padre; e se tornassi alle elementari farei altrettanto con le sigle dei cartoni. Farei stupidate, riderei per scemate, salterei di più sul divano, starei ad annoiarmi senza sensi di colpa.

Se tornassi indietro mi scapicollerei lungo le discese; eviterei di fare la brava bambina; manderei a fanculo il pianoforte (che ora mi è in odio ed è un peccato) ben prima di arrivare ai sei anni di tortura e romperei le palle con insistenza per continuare danza o per iniziare yoga (la primissima lezione da bambina me la ricordo ancora: mi era piaciuta da matti).

Se tornassi indietro con la testa che ho ora sarei ostinata, arrabbiata e durissima, a volte cinica, molto fragile e spesso in ansia, sarei curiosa ed entusiasta, sognatrice (ma lo ero già), sarei un’intransigente femminista. Ma non sarei io. Sarei un’altra bambina. Un’altra adolescente. Sarei una donna con altre strade e altre cose da capire.

Sarei diversa, ora.

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