Limiti

IMG_1329.JPGNello yoga non si fa violenza al proprio corpo. Si deve rispettare il limite.

Sembra una follia in una società in cui superare i propri limiti è un dogma al quale aderire, altrimenti si è spacciati. Nello yoga la prospettiva è diversa. Sì, il nostro corpo ha dei limiti: alcuni sono dovuti a posture errate, vita sedentaria, chiusura, malesseri, paure; altri sono dati dalla nostra conformazione fisica, ossia da come è fatto il nostro corpo in ossa, muscoli, adipe e struttura.

La pratica costante li rispetta entrambi

Nel primo caso, però, si fa spazio, praticando giorno dopo giorno senza ossessionarsi ma godendo della pratica. Le spalle con pazienza si aprono, la schiena respira, le anche si sciolgono e il limite si supera: riesci a fare quella posizione prima impossibile, riesci a non sentire dolore e ad andare più in là. Riesci ad allungarti ancora un po’. Senza violenza e senza coltello tra i denti, con i giusti tempi. Senza guardare il vicino di tappetino.Senza giudizio.

Gli altri limiti, invece, li accetti. Non ti rassegni, non ti accontenti: accetti. Accettare significa che quei limiti sono benvoluti, sono lì, sono meravigliosi perché sono te. Accettare gli errori, le imperfezioni, ciò che accade e che non si può cambiare, accettare i fallimenti come le gioie, accettare dolore, rabbia, frustrazione e impotenza, incapacità e malessere così come si accettano le cose belle credo che significhi amare (sé stessi, gli altri e la vita). Significa aprirsi: stimola ad agire e a trovare nuove soluzioni. Accettare è un atto d’amore profondo che lenisce. Accettare aiuta a praticare per superare i limiti del “primo tipo” e a trovare nuovi spazi per essere sé stessi, per diventare ciò che si è.

A volte si deve ammettere di non farcela da soli. Ci si deve guardare dentro e quando si tocca il proprio fondo – profondissimo o a soli 2 metri da terra (senza giudizio) – si può impazzire o scegliere di chiedere aiuto. A volte il desiderio della propria compiutezza, della realizzazione e del senso di sé (che non è la felicità del Mulino Bianco) è così forte da sentirlo in ogni cellula, come una lacerazione.

Si prova a tentoni all’inizio. Poi va sempre meglio. Anche se non si sa proprio come andrà a finire.

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