Doni

gift-1420830_640Esistono momenti che consideriamo di “crisi”.

Ero in un bar di Milano, zona Crocetta, in attesa di un appuntamento. Entra una donna della mia età, poco curata, molto energica e robusta. Un uomo le fa notare che è dimagrita, in viso soprattutto.

-Sei a dieta?

-No, sono le pene amorose, risponde lei con un sorriso di smarrimento.

-Allora è ora che cambi, no?

-Già cambiato. A dire il vero è lui che ha cambiato me.

La donna sorride comunque, mentre lo dice, ma il volto si tira e le pieghe dicono che no, non si ride. Si subisce. Le mani sono rossastre e tozze, le unghie corte e senza smalto. Fa un lavoro fisico, penso. Duro e prepotente.

La barista a un tratto finge di saper leggere la mano. Dice che in Cina si fa così. La donna le porge la sua.

-Spendi tanto i tuoi soldi. Non risparmi!

-Ehi, ma hai ragione! Leggimi l’amore…

La barista tace, ridacchia. Cerca di far capire in tutti i modi che sta scherzando. La donna invece pensa che non ci sarà amore nella sua vita.

-Ho capito, va. Me ne vado.

Si salutano tutti, resto io ancora per qualche minuto. La barista – Luna – mi dice che la vita ce la costruiamo noi e che chi legge le mani non lo sa fare per davvero: altrimenti leggerebbe le sue e saprebbe come e cosa fare per essere felice e ricco. Non starebbe a leggere le mani degli altri per due soldi! Le racconto di quando in Brasile mi feci leggere le carte da una uruguayana a Paraty. Era esotica nei colori e nell’abbigliamento, la pelle magnifica, i lineamenti dolci e severi allo stesso tempo. Prima di me c’era un’altra donna e ne approfittai per parlare con il suo compagno che stava lì con lei. Per proteggerla, forse. Il tavolino era su un lato della strada che attraversava la parte coloniale e centrale della cittadina, accanto a noi una Chiesa bianca, l’azzurro di alcuni tetti – se non ricordo male – e l’acciottolato per terra. Ho pagato per uno spettacolo delicato, teatrale, effimero. All’epoca non avevo crisi cospicue e lo presi per ciò che era: una serata diversa, una magia con la giusta cornice a pochi giorni dal rientro.

Abbiamo tutti delle “crisi”. Dei momenti in cui siamo vulnerabili, in cui manca un supporto sotto la pianta del piede, in cui vorremmo sapere cosa accadrà poi. Del passato ci curiamo in parte, solo per recriminare, punire, accusare. Non viviamo il presente e ci immergiamo nella smania di voler sapere come andrà a finire.

Non lo sappiamo e non ci sono carte, mani od oroscopi che possano aiutarci. Nemmeno dissezionando una a una le precedenti “crisi” riusciamo a capire cosa succederà dopo. La sola cosa che posso ipotizzare è che di solito – ma non posso sapere se sia una regola – non se ne vanno senza lasciare doni. Anche piccoli, anche impercettibili al momento.

Nel 2008 iniziai yoga. Fu un dono che ancora conservo. Iniziai per caso: un’amica aveva ricevuto in regalo per il compleanno un buono per dieci lezioni. Mi chiese di andare con lei e così feci. Fu amore e continuai, smisi e continua e ancora oggi è parte della mia vita e vivo seguendo i suoi insegnamenti. Pochi giorni prima avevo tirato una sberla a una mia amica, la più cara che avevo in quel momento. Prima ancora avevo lasciato il mio compagno dell’epoca. Fu una scelta consapevole e azzeccata, ma per tanti motivi difficile da portare avanti in quel periodo. Ero sola. Ero impaurita e aggressiva. Ero ossessiva e stralunata. Lo yoga fu una cura e un dono.

Nel 2011 avevo bisogno di recidere legami nocivi. A giugno avrei finito il master (mi mancava solo la tesi), avevo 29 anni, stavo in un posto in cui mi sentivo perennemente umiliata, giorno dopo giorno, e non era propriamente il lavoro per cui avevo investito due anni a Trieste. Ogni cosa stava andando malissimo: qualsiasi previsione fatta il giorno in cui avevo iniziato quel percorso formativo, anche la peggiore, si rivelò comunque migliore di quella realtà. Ad agosto del 2011 – grazie anche a una coppia conosciuta al master – partii per l’India. Al di là del cliché del ritrovare se stessi, che penso sia una cazzata, l’India venne scelta per un misto tra caso e voglia di qualcosa di forte che non fosse ammazzarmi di alcol. Il mio vicino di casa aveva aperto una scuola là. Io – non ricordo come nacque il tutto, proprio no, credo di aver rimosso – cercavo qualcosa di utile e costruttivo da fare nel mese più insulso dell’anno. Agosto. Avevo il contratto interrotto per un mese e quel mese lo volevo usare bene. Le due situazioni si unirono e io decisi di partire tra mille impedimenti e ostacoli (passaporto, visti, soldi). Da lì iniziò il mio amore folle per il viaggio e la consapevolezza di essere capace (ma l’India fu molto di più, ovvio). Se capisci che un passo lo puoi fare da sola, poi l’anno dopo fai il secondo passo e poi il terzo e così via… L’India inoltre mi regalò anche la meditazione.

Nel 2013 – niente, il 2013 lo chiamo “buco nero” – mi trasferii a Pavia. Non sto a raccontare, sarebbe difficile. Il dono fu Pavia e tutto ciò che da lì arrivò. Amicizie, scoperte, racconti, paesaggi, cammini, vite, balli, cultura, consapevolezze, Mariangela.

Ora aspetto altri doni: quello del 2016 e quelli delle crisi che verranno.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...