Esercizio numero 3

DSC_1498La porta della caffetteria si aprì.

Se stai aspettando qualcuno, puoi far caso al suono metallico, ai campanellini, al vetro che si aggiusta e infine al rumore della porta che sbatte. Se siamo in inverno, l’aria fredda si distribuirà sui colli degli avventori. Le loro spalle si incasseranno, imitando le tartarughe. Qualcuno si girerà e tornerà a mescolare. Se siamo in estate, l’aria condizionata sbatterà fuori l’alito caldo, senza successo: a uno di loro, con il doppio mento, una Lacoste rossa e i pantaloni morbidi, il tepore arriverà addosso comunque, generando due gocce di sudore lungo l’attaccatura dei capelli.

La porta della caffetteria si aprì, ma qualche secondo prima che accaddesse, Giulia fece tintinnare il cucchiaino e guardò l’orologio: era in ritardo di cinque minuti. Pagò e andò verso la porta. Fu in quel momento, cercando nella borsa le chiavi dell’auto, che si scontrarono. Metallo, campanellini, vetro, voce sorda. Giulia non ci fece caso e andò a sbattere contro Michele, come l’aria fredda contro il collo del tipo con il doppio mento. Nel primo caso, però, fu amore.

Lei arrossì, lui sorrise.

Dove va così di corsa?

Giulia si fece muta e bambina: avrebbe potuto essere sua figlia. Lui non attese alcuna risposta, si diresse al bancone e si voltò a guardarla mentre usciva. Con mignolo e pollice iniziò a far roteare l’anello sull’anulare sinistro, fino a quando con un gesto maldestro non rovesciò la tazza davanti a sé. La cameriera pulì in fretta portandosi dietro, per errore, quella fede affogata nel caffelatte.

Ehi! Disse Michele alzando il tono di voce, con l’occhio alla porta. Era sposato da ventisette anni. Anni che quella mattina furono risucchiati tutti in un unico punticino, nero, piccolo e stretto.

Si ricordò degli esami, mentre Anna già lavorava; la laurea, le nozze, poi arrivò il cane e infine un figlio, e un’auto nuova. Loro due si conobbero alla festa di Giorgio, nella sua casa in montagna, durante quell’inverno là: quello dell’anno in cui l’Italia vinse i Mondiali. Anna aveva appena compiuto i diciotto e aveva ottenuto un permesso da suo padre per la gita di Capodanno: cercava un uomo da sposare, non aveva troppe pretese e pensò che sarebbe stata la sua occasione. Si fidanzarono quasi subito, ma poi lei attese con pazienza che Michele finisse ingegneria.

Nel puntino nero finirono le bonacce della loro vita matrimoniale, la prima casa con il balcone e la cucina stretta che in due non ci si stava, poi l’azienda chimica: in anni di lavoro nemmeno una disattenzione. Nel puntino nero finirono battesimo, comunione, cresima e maturità del figlio. Nel puntino finirono le vacanze, i litigi, le feste comandate e la mattina in cui Anna disse il suo primo no, spingendolo via, ridendo e coprendosi. Che Anna, poi, avesse avuto una storia con il collega, questo lo sapeva. E la perdonava.

Ora, forse oraÈ arrivato il mio turno? Pensò guardandosi alle spalle. Giulia non c’era, ma ci sarebbe stata. Domani, si disse, la corteggerò domani.

 

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