Episodio due. Un olandese con l’auto

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Una bocca con i suoi enormi denti: le alture della Chapada Diamantina

Persi l’autobus delle 13.00 per Lencois, la cittadina dalla quale si può esplorare la Chapada Diamantina: un insieme di cascate, grotte e formazioni rocciose racchiuse all’interno di un parco nazionale nello Stato di Bahia. Si possono fare escursioni e trekking che durano giorni, oppure scegliere di visitare quello che si può in giornata. Anche al di fuori del parco.

Quel giorno persi uno degli autobus che in sette ore porta da Salvador de Bahia a Lencois. Rimasi ad attendere fino alle 17.00 ben sapendo che comunque avrei destinato un giorno agli spostamenti. Io adoro viaggiare in bus o in treno per ore. Di giorno posso osservare, leggere, fantasticare o parlare con il vicino. Di notte posso dormire, evitando ostelli, e – viceversa – guadagnando tempo.

Nell’attesa trovai un punto internet, scrissi il diario, mi rifocillai per benino e acquistai una canottiera blu,una mappa di Salvador de Bahia e una mini guida della Chapada. Arrivai presto alla fermata e mi accomodai al mio posto: 43. Accanto non avevo nessuno e così nei due posti al di là del corridoio. Il bus era classico, abbastanza comodo. Prima che partissimo scrissi due righe velocemente, sapendo che i movimenti della guida mi avrebbero impedito poi di farlo per tutte le sette ore successive.

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I denti visti dall’auto

Mancava poco, quando salirono gli ultimi tre passeggeri: i miei vicini. Francesi. Biondi, occhi chiari, occhiali da sole, fisico asciutto. Li fissai un po’, ma senza farmi notare. Ritornai a scrivere e poi a leggere, fino a quando quello accanto a me, con il profilo disegnato e il sorriso da attore, non mi rivolse la parola. Parlammo dei nostri itinerari, del lavoro, delle letture. Aveva in mano Amado in portoghese, mi parlava in un italiano con accento straniero, si rivolgeva ai suoi amici nella sua lingua e viveva a Barcellona. Era un project manager da dieci anni nel settore informatico, ma voleva cambiare lavoro. Non gli avrei dato più di 28 anni. Mi mostrò dal finestrino la favela di Salvador de Bahia, raccontandomi qualcosa, questa volta in inglese. Dopo qualche ora ci addormentammo tutti, nonostante la guida fastidiosa e le buche. Quando arrivammo a Lencois non salutai e partii spedita verso il mio alloggio. Lo avrei rivisto il giorno dopo, al tramonto.

Scelsi la mia pousada sulla Lonely, non avendo modo e tempo di decidere là, a piacevolezza, come sempre. Rimasi soddisfatta: un po’ fuori dalla cittadina vera e propria (ma pur sempre in centro), solito stile hippie che adoro e prezzo basso. A mezzanotte non apprezzarono la mia richiesta di informazioni e dovetti cedere al riposo. Il giorno dopo non feci in tempo a prenotare escursioni: ma era proprio nei miei desideri. Libera. Vagante e libera, in cerca di ciò che avrei potuto scoprire da sola. Chiesi informazioni alla reception e mi diressi verso uno dei piccoli sentieri suggeriti.

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La mia guida

Nel tragitto incontrai un ragazzo del posto, giovane, al quale chiesi un’indicazione: due parole e divenne la mia guida della giornata per 40 real. gli chiesi l’età più volte, ma ancora non sono certa che lui avesse davvero 19 anni. Mi disse che da quelle parti iniziano a fare le guide a 9-13 anni per pochi real e su percorsi semplici. Per altri sentieri è fondamentale conoscere bene il luogo, ci vuole esperienza ed età. Le sue coetanee sono quasi tutte sposate e con figli: iniziano a tredici anni e mi disse che preferiscono di solito gli uomini vagabondi, che le menano o che le abbandonano. I lavoratori non li guardano nemmeno. Mi parlò di un italiano che si è sistemato lì e di un uomo di 93 anni morto in quei giorni. Aveva partecipato a documentari sulla Chapada Diamantina. In realtà Seu Cori di anni ne aveva 88 ed era stato un cercatore di diamanti, attività simbolo della zona che l’anziano praticò dall’età di 12 anni e fino ai 65. Era il simbolo di quella terra, era un museo vivente: aveva ricreato l’ambiente di una volta, con gli attrezzi del mestiere, gli oggetti nelle abitazioni. Nella Chapada con le nuove generazioni si passò da miniera a turismo, possibilmente eco-sostenibile. La prima mossa fu la creazione del parco, nel 1985 e poi la telenovela del 1992 Pedra sobre Pedra (ho ricavato qui e qui alcune informazioni, ma il mio portoghese è intuitivo).

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Il funerale per il cercatore di diamanti

Più tardi vidi un crocchio di gente fuori da una casa: Sociedade União dos Mineiros. Era qualcosa di simile a un funerale, ed era per lui.

Camminai per buona parte della mattinata con questo ragazzino, cercando di capire le sue spiegazioni in portoghese e provando a far domande in “non ho idea di che lingua sia”. Suppongo un misto tra italiano e spagnolo. Forse qualcosa di inglese. Mi portò in un punto in alto, per vedere la Chapada e qualche cascata. Andammo ai pozzi per fare il bagno e lasciarci trascinare dall’acqua di piccole rapide: rossa per via delle foglie e del materiale organico decomposto (niente ferro). Infine mi portò dove la sabbia è colorata e si ricava dalle rocce.

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L’acqua rossa per le foglie e il materiale organico

Dopo questo girovagare senza aspettative, decisi di proseguire da sola per il centro di Lencois, con le sue casette colorate, le strutture coloniali, il ponte, i vicoli e i negozi per turisti. Poi avrei voluto provare l’altro percorso: verso una piccola cascata andando in direzione opposta  rispetto al centro, uscendo dal mio ostello.

Senonché, al centro di una piazza sulla quale si affacciavano due o tre bar ristoranti, scorsi un uomo che mi fece un cenno con la mano. Lui era seduto a un tavolo, stava già bevendo un succo di maracuja. Lo salutai e mi avvicinai. Mi disse di avermi visto in ostello a colazione, quella mattina. Ripeté il nome del nostro alloggio, come se fosse una domanda di conferma. Mi accomodai con lui, dopo aver scambiato qualche parola. Ordinai un’insalata, mentre lui venne servito con un pasto ben più tipico, ma non ricordo cosa fosse. I giorni scorsi – mi disse – era stato male e non aveva potuto visitare nulla, ma ora – alla fine della sua esperienza nella Chapada – avrebbe voluto vedere qualcosa. Elco è olandese, durante un viaggio in Brasile conobbe sua moglie, una afro-brasiliana di Rio, e da lì non si spostò più. Si occupava di IT, ma avrebbe voluto diventare psicologo: si trovava da quelle parti per un corso di bioenergetica e ne aveva approfittato per visitare un luogo molto lontano da Rio. Adora Murakami, ha letto Umberto Eco, parla inglese e portoghese alla perfezione.

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I colori di Lencois

Parlammo delle migrazioni in Europa, utilizzate politicamente per trovare un nemico. In Brasile il meccanismo è del tutto simile. Anche lui, come un taxista di Foz do Iguacu (a sud), mi parlò del problema delle migrazioni di haitiani a partire dal terremoto. Approdano a nord, non trovano lavoro e si spostano a sud del paese. Il razzismo si respira anche nei confronti di afro-brasiliani e cinesi. A Foz ci sono 73 etnie e 30 mila arabi (sempre che tra me e il taxista ci sia stata comprensione), sempre a Foz si trova un tempio cinese che ha 19 anni e – in proporzione al numero di abitanti – anche la più grande moschea del Brasile.

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Le rocce dalle quali si ottiene sabbia colorata

Elco mi guardò e mi propose di andare insieme al Poco do Diablo e in cima al Morro do Pai Inacio. Lui aveva un’auto, eravamo soli ed era tardi per un tour organizzato, in più quei tour servono solo perché non ci si può spostare in altro modo. Mi scombinò i piani, ma annuii entusiasta. Ritornammo in ostello dove parlammo con la responsabile per le escursioni successive: rischiavo di replicare il Morro perché è incluso un po’ ovunque. Alla fine si trovò un compromesso per non rinunciare a quella esperienza senza vincoli, in due.

Elco continuò a parlare a lungo: degli stereotipi olandesi e della moglie gelosa che lo chiamava di continuo all’ostello. Mi chiese se fossi sposata. L’anello del Cammino è sul dito della fede nuziale, ma gli sembrò un po’ strano per il tipo di foggia. Tutto fluì, come l’acqua del Poco, nel quale feci un bagno gelido il giorno seguente. Mi piacque spostarmi con un’auto privata e vedere quei luoghi da una prospettiva più casalinga. Al tramonto incontrai i francesi, ma scappai di nuovo dopo un frettoloso saluto.

Evitai Elco per la cena. Anzi, ci evitammo. Non ricordo cosa feci, forse cenai all’ostello con la tapioca e un loro dolce squisito. Poi girai per il centro a vuoto. Sicuramente presi un succo denso e pastoso, giallo intenso, in un bar all’aperto e con il mio diario tra le mani: i pantaloni larghi, l’aria che entrava e l’attesa per il domani.

 

 

 

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