Lei, ancora

white-clay-318525_640«Come hai fatto a trovarmi?».
«Mariangela, io ti trovo sempre, e poi conosco la tua camera».
«Siamo in prigione. Sono venuti stamattina, ma ci trattano bene».
«Dov’è Renata?».
«Ah, l’hanno portata anche lei a girare quel film. Ci sono inseguimenti e spari. Sono tutti bravi quei giovanotti. Guarda cosa ci tocca fare».
«Com’è andata la settimana?».
«Stamattina non avevo i biscotti da mettere nel latte. Li ho lasciati lì e quando sono tornata erano spariti».
«Pensa, io stamattina sono arrivata fin davanti alla porta della palestra. Ho messo una mano sulla maniglia, ma non ho aperto e me ne sono andata».
«Perché?»
«Perché è una palestra dura, la porta era scura, pesante e sentivo solo i rumori dell’allenamento. Me li sono immaginati tutti belli e muscolosi e mi sono sentita inadeguata».
«Devi fare come me! Che mi hanno detto: venga a girare il film. E io: ma mi gira la testa alla mia età, altro che girare. Invece sono andata, a questa età, e me la sono cavata. Ecco, ci ho provato. La vita è breve e capricciosa, fai tutto quello che puoi.
Tu che parte hai nella commedia?».
«Ecco Renata! Come stai?».
«Come vuole che stia? Sono tutte a letto. Una giornata così non passa più. E quella, quella lavora troppo di fantasia coi film e spari e poliziotti».
«Mariangela, recitavi da giovane?».
«Ho fatto la Madonna, con questi occhi azzurri cosa volevi che facessi?».
«Oh l’ho fatta anch’io a quindici anni, e mio padre era Giuseppe. Avevamo un bambino vero che strillava e piangeva: lo ha tenuto mio papà, era più esperto di me».
«Che bell’uomo, tuo padre. Gli assomigli tanto».
«Grazie, mi fa piacere.
Lo sai che mi trasferisco tra due settimane?».
«È sempre più sottile, il tempo dei tuoi cambiamenti. Sei pronta?».
«Sì, sono in attesa, per ogni cosa. Aspettare non mi piace, ma sto esercitando la mia pazienza».
«Eh sì, lo capisco. Ad aspettare sembra che il tempo ti scivoli via. Sembra che non arrivi mai, mai. E non puoi fare niente».
«Brava!».
«Ormai ti leggo dentro. Sto approfondendo dentro di te.
Perché sorridi?».
«Hai detto una frase bellissima».
«Oh mamma, dico anche belle cose. Invece che invecchiare e perdere colpi, sto migliorando con l’età».
«Sei saggia».
«Come vedi i miei occhi?»
«Bellissimi e azzurri».
«Sono al loro posto?».
«Sì, sono al loro posto».
«L’importante è che ci siano ancora».
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