Bulimia

12511220_10153970838680209_1788887700_oSagrada familia, Parc Guell, casa Batllo, La Pedrera.
Prima ancora a piedi tra i vicoli di Gracia e il barrio gotico per finire davanti e dentro a Santa Maria del Pi, a Santa Maria del mare, e alla Cattedrale.
Fossi matta a fermarmi?
C’è la Rambla per arrivare alla Boqueria, poi si è stanchi.

Si riprende all’alba, in una Barcellona addormentata.
Tu sola verso piazza Tetuan, ti apri davanti all’arco di trionfo e percorri respirando intensamente quell’enorme viale.
In fondo, là, c’è il Parc de la Ciutadella ad aspettarti. E ti giri e rigiri in cerca del meglio.

Vai ancora vagolando lungo le vie che a caso ti ispirano.
Raggiungi il Born, il museo del cioccolato e il mercato di Santa Caterina – la versione fighetta della Boqueria – dove finalmente fai colazione con una tortilla patate e cipolle che non digerirai mai.
Meglio, così cammini e non pranzi o non ceni.

L’eccitazione è sempre la stessa.
Voler vedere, bramare, non stare nella pelle all’idea di tutto il ben di dio che puoi assorbire e conoscere. Riesci a incasinarti persino in due soli giorni.
“Rilassati – dice una vocina – sei in vacanza”.
“Afferra – dice l’altra parte di me – prendi più che puoi. Sei sola e sei veloce. Sei sola e il bello è fare, muoversi, vedere”.

Riemergo alla boqueria, faccio la rambla del Raval e con destrezza arrivo in Paral-lel proprio quando passa il bus sostitutivo per Montjuic.
Mi sono decisa: voglio vedere la mostra permanente di Mirò. Anche la mia estetista ha una sua stampa appesa nello studio.
Mi riposo ascoltando dall’audioguida la sua solitudine per poi ridiscendere in città, consapevole che per lui il sesso delle donne è un ragno.
Cristoforo Colombo, dall’alto di una colonna, indica qualcosa verso il mare e io di certo non guardo il dito. Seguo la Rambla del mar fino alla sua fine. Respiro, rallento.

I piedi e le gambe fanno male, ma non mi fermo. Dove? A che scopo?
Decido di fare un free walking tour: sono un ottimo sistema per conoscere le bellezze nascoste, averne una spiegazione e camminare.
Su e giù, lentamente, a volte ci sediamo. Facciamo una pausa.
A Gaudì rifiutarono il progetto per l’Expo, prendendolo per pazzo.
Les Demoiselles d’Avignon non c’entra con Avignone, ma con una via di prostitute del barrio gotico.

E poi? Da sola vado verso Barceloneta. Il tramonto inizia, si allarga e si espande. Violaceo, come i miei piedi nudi nella sabbia.
Camminando percorro la costa fino a osservare di nuovo quel dito e di nuovo risalgo la Rambla, prenoto il Flamenco e ritorno alla Boqueria, in attesa.

Nella mia testa i pensieri sono come omini in fila indiana che a volte fan baruffe tra di loro. Dovrei sedarli, dovrei mettere ordine e pace, ma ci riesco solo facendo.
“La prossima volta selezioni poche cose, circoscrivi, te la godi. Vero?”

La prima notte nemmeno ho dormito. L’iperattività è schizzata alle stelle, è diventata confusione e indecisione, impazienza e infine accettazione e ricerca della bellezza. Ero solo a Barcellona, ma è così che mi prende: sempre. Ovunque io vada. Ogni volta mi sento come una bambina in festa. La stanchezza lavorativa si dissolve.
Scompaiono le occhiaie perenni, il volto cambia (ma ci vuole tempo). Se vado lontano non mi accorgo nemmeno di aver volato ore e ore. Se sono accanto a casa penso solo alla novità, alla libera scelta di conoscere e abbuffarmi di bellezza.
Assaggiare, annusare, vedere, ma poi via come quando mi accendevo la seconda sigaretta prima ancora di averne finita una.

Forse avrei bisogno di avere qualcuno che mi plachi (ovviamente so com’è andare via con qualcuno, ma non consciamente con questa chiara e pacificante funzione).
Un paio di giorni, una città europea e un amico o amica che calmi le mie corse, mi insegni a godermi i dettagli, la stasi, l’angolino, il cibo.
Da sola ci provo, ma mi perdo.
Lascio andare, mi lascio cullare da ciò che viene, ma sempre e comunque correndo e camminando. Due giorni e tre notti a Barcellona mi hanno lasciato bolle ai piedi, dolore alle gambe. Ho mangiato restando ferma solo un paio di volte, non di più.

Mi sono mossa con ordine e con disordine. Bulimica.
Ma ho fatto tutto ciò che avrei voluto fare. E ho trattenuto ciò che volevo trattenere.

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