Piccole bellezze

12359578_10153896024960209_1926196291_oLa bellezza lungo un percorso, uno qualsiasi, è fatta di elementi scollegati e di piccoli pezzettini.

Inizia da Corso Garibaldi deserto alle sette e mezza di una domenica mattina, da una brioche al cioccolato e dall’organizzazione che si incastra a perfezione.È fatta di prime volte, di un curioso viaggio in auto, di stanchezza dovuta a una notte insonne trascorsa a ballare e ad abbracciare.

La bellezza è una mini vecchia vecchia con alla guida un uomo tutto barba, affascinante da morire. Lo osservi mentre superate l’auto con un sorriso. La bellezza è aver voglia di scrivere e lasciarla in caldo per quando torni. Di leggere, con due libri nella borsa. È tua sorella che fa la spesa e ti sopporta anche se perdi la pazienza.

La bellezza è una casa troppo strana e troppo bellina, che ti viene voglia di conoscere la proprietaria. Sai già che ci andresti d’accordo per via di quelle foto appese che ti piacciono così tanto.

La bellezza è tua sorella che cucina per te. È un pollo al radicchio. È un vino bianco che scorre lieve. Troppo lieve e hai così tanto sonno che potresti  ubriacarti con un solo sorso. La bellezza non è solo la Torre e le piazze, ma anche quella Chiesa visitata per caso, buia e scura, con le vetrate da cui entra la luce per uscirne colorata. Poi avanzi lungo la navata, gli occhi si abituano e percepisci una pace diversa, in divenire. La Chiesa è quella di San Martino ed è una gioia per gli occhi.

La bellezza sono quei vicoli che lei ti mostra. La bellezza è andare a Lucca e a Livorno e assaggiare tre città sulla punta della lingua, come fossero finger food delicati e densi: camminare lungo le mura e per il centro, visitare due Chiese, scoprire un bel soffitto. La bellezza è una terrazza sul mare. Un tramonto di fuoco, due gocce d’acqua.

La bellezza è vivere le parole di Saramago*. Rivedere una città in una stagione diversa, con un’età diversa e con persone diverse. E tenersi qualcosa per le prossime volte.

Bellezza è la cecina che si scioglie in bocca ed è una scoperta. Non l’avevi mai assaggiata e ti senti come chi scopre e impara. Sorrido, soprattutto se mi chiamano bimba.

La bellezza può nascondersi in qualche bisticcio subito riassorbito e in punti di vista differenti che scorrono paralleli.

La bellezza è svegliarsi presto e starsene da soli come piace a te. È il camposanto di Pisa accanto a monumenti ben più noti: perché in fondo i cimiteri ti sono sempre piaciuti. Camminare sopra le tombe, sentire un fuori e un dentro, un mondo reale e una quiete immobile. Avere freddo dopo una mattina di piacevole calore.

La bellezza sta nell’acqua senza la quale non so stare, che sia il naviglio, un fiume, l’Arno o il mare. E anche il mare peggiore, quello di porto, vale lo stesso: perché, come dice qualcuno, “noi lo vediamo solo in qualche foto”. La bellezza sta nei gabbiani.

La bellezza si nasconde nella prima mostra con il biglietto “giornalista”, a Palazzo blu. In una donna che allatta a seno nudo sui divanetti tra le litografie di Toulouse-Lautrec, in un donnone di una certa età con i capelli fucsia incandescente che spiega ai bambini la vita dissoluta di Montmartre e del Moulin Rouge.

Bellezza è conoscere chi fa parte della sua vita e trovarlo perfetto per lei, nonché simpatico e stimolante nelle chiacchiere. Un tipo con cui andare d’accordo.

Vederli bellissimi e per la prima volta dopo tanto tempo scoprire un certo desiderio di amore o condivisione che sporca la libertà e l’asocialità più profonde. Quante coppie vedo e nessuna mi è mai piaciuta davvero, tanto da ritenermi sempre fortunata nella mia solida fortezza! Ma bellezza è anche cambiare idea e scoprire increspature nuove nel proprio essere.

La bellezza è godere di una cena dai sapori forti e dalle parole calde. Divertirsi e basta, senza desiderare di essere altrove. Bellezza è finire in un locale Arci con una cover band dei Pearl Jam. Non ne conosci mezza, ma tutto ti ricorda l’adolescenza e l’Erasmus, Madrid, Dublino, Londra. Solo che sei felice e guardi tutto da fuori con un piglio deciso. Non ti manca proprio niente.

Bellezza è il parco di San Rossore, la Basilica di San Piero a Grado, il viaggio in prima su un Intercity diretto fino a Pavia. Rendersi conto di amare i treni e i suoi viaggi. Bellezza è voler tornare a un orario decente perché si ama se stessi e la propria quotidiana pacatezza.

Bellezza è salutare mia sorella e sentire che davvero è andato tutto benissimo. Benissimo. Senza eccessi, forzature, bianchi e neri. Bellezza è passare dal mare, pensare di voler fare un giro a Moneglia. È  amare casa propria anche se c’è la nebbia. Che poi quel lattiginoso un po’ ti affascina.

È un fine settimana inatteso. Bellezza è sentirsi rilassati e percepire quella tranquilla bonaccia interiore. Pochi, semplici giorni, ma dilatati nel tempo, come accade sempre in tutto ciò che può chiamarsi “viaggio”.

 

*Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

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