La fine e l’inizio

3QLqC4vpEsiste quel momento di confine tra la fine di un libro e l’inizio di un altro. Può durare ore o giorni, può essere un sollievo o una disperazione. I colori di questo passaggio sono infiniti poiché provengono dalla mescolanza casuale e imprevedibile di tre elementi, più uno.

Il lettore. Ha il suo carattere e la sua indole. Nel tempo cambia, evolve e matura. Ha il suo umore, dipendente dal giorno, dall’ora, dal minuto. Ha la giornata storta e quella entusiasta. Ha i periodi e le fasi: di sconforto, di novità, di progetti. Può essere solo, in compagnia, disoccupato, lavoratore, studioso. Siamo noi con tutte le nostre valigie e i dettagli trascurati, con gli occhi nello smartphone, il cuscino ancora stampato sulle guance, il freddo o il caldo che danno noia. Siamo noi con quella dimenticanza, un piccolo fastidio, un dolore come di puntura di insetto. Siamo noi con le cuffiette o intenti ad ascoltare gli altri, oppure a perderci fuori dal finestrino di un treno.

Il libro, quello finito. Ancora caldo. Lì. Sgualcito o perfetto. Con le orecchie o con un segnalibro ormai troppo vicino alla quarta di copertina, mogio ché se ne dispiace sempre dei saluti. Sembra quasi dire: «siamo stati tanto bene insieme».

Una penna tra le pagine e sottolineature sbavate. Candido e pulito oppure vissuto. Il libro in sé non dà un giudizio. Sente il calore della borsa, le chiavi che premono in quel punto lì, scartoffie, portafoglio, cellulare, monete disperse, un paio di orecchini tolti la sera e dimenticati. Un ombrello umido dal quale stare alla larga. A volte viene schiacciato dal pranzo, oppure esige calore da quella sciarpa gettata dentro al volo, mentre la padrona si spoglia in metro.

Il libro in arrivo. Lui sceglie a chi darsi e viene scelto in un reciproco gioco. Ma questa è una fase successiva, che richiede azioni e scambi con il lettore. Di suo, il libro nuovo è solo un’incognita, una domanda. È curiosità, circospezione. È candore virginale. Spesso è profumo oppure odore. Può essere impazienza, desiderio. Vive di apparenza finché non viene letto, o di pareri, premi e suggestioni. È una Lolita, è una seduzione fanciullesca. Può essere rigoroso, leggero (non superficiale), ricco, corposo, denso. È copertina, titolo, quarta. È il suo autore.

Infine non può mancare l’ambiente: una libreria, una biblioteca o la mensola di casa. Una coda di libri ordinati in attesa oppure un’ammucchiata alla rinfusa. Lo si sceglie tra le copie esposte oppure tra quelli già acquistati da tempo. Lo si può scovare in un vecchio mobile dimenticato o ricevere dalla mano di un amico. Lo si trova inaspettatamente davanti alle finestre degli anziani in compagnia di piante decolorate dal sole.

Posso iniziare a immaginare come si combinano, questi elementi

Il lettore è seduto sul treno, concentrato.

“Sono le ultime pagine – pensa – e le sto assorbendo con passione”.

Gli è piaciuto iniziare il suo libro perché conosceva i luoghi e le parole straniere, si sentiva là. Ora la fine lo intriga. Ma è stata una lettura lenta, di mesi, annoiata e stanca. In questi periodi pigri e sonnacchiosi vuole solo osservare nel vuoto, mentre subisce i suoi spostamenti.

A questo lettore può succedere di divorare in una settimana Delitto e Castigo e di imbarcarsi in tomi difficili e corposi. Può essere dentro, sotto, sopra al libro. Può distrarsi in continuazione, fare fatica, annoiarsi. Può apprezzare l’inizio e godere a ogni pagina che incalza. E non volerlo più lasciare.

In ogni caso, quando la fine arriva, la testa del lettore è già al prossimo. Con timore, perché sa che se questo periodo di impotenza non passa, potrebbe accumulare libri letti male, trascinati e forse addirittura lasciati a metà.

Lo spauracchio del libro abbandonato getta un’ombra sul lettore appassionato. Sul lettore che dimentica sé stesso, quando legge. Sul lettore forte, amico dei librai e degli scrittori. Ed è lo stesso lettore che – seppur in questo letargo letterario – brama dalla voglia di leggersi di tutto (di qualità). E ne leggerebbe tre, quattro in una volta, se solo avesse la mente…

Eccolo, ora è proprio sulle ultime frasi, l’ultima pagina, ecco che si sente il frizzantino. Sorride e gliela leggi in volto l’impazienza. Sta già pensando oltre. Sta radiografando la sua libreria in cerca del prossimo. Cosa leggerò? Cosa mi capiterà? Fa congetture, progetti e ipotesi. Ma ancora è presto – si dice – tutto può cambiare, una volta a casa.

L’attesa e l’aspettativa si mescolano. Il lettore ha concluso il suo libro all’andata e ora si trova sguarnito sul treno del rientro. Sente quella sensazione di voglia, come quando hai fame o quando semplicemente sei goloso. Nella mente scorrono gli ultimi titoli che ha acquistato, ma la pila di libri da leggere – sulla sua libreria – è ben lunga.

“A comprarli si fa presto”, pensa il lettore. Non si può rimandare l’acquisto: è spontaneo, dettato da varie condizioni, dallo sguardo, dalla disposizione in libreria, dai toni, dall’umore e dai ricordi di quel momento. Poi si sciupa e si perde.

“Cosa avevo detto di voler leggere?”, si chiede lo sprovveduto senza memoria. “A comprare libri ci si mette un istante, a farsi scegliere dalla libreria ci possono volere mesi o anni”, pensa il lettore scordandosi per un attimo di tutte le sue congetture.

Quando arriva a casa, si piazza lì, davanti a loro. Fa scorrere il dito, li prende, li soppesa uno alla volta. Li apre e li leggiucchia. Il lettore è indeciso, quasi sempre. Poi succede. Come il quadro di Baricco, quello che cade senza preavviso.

Un libro lo chiama: prima è l’occhio sul dorso, poi è la mano, poi sono le sue caratteristiche. Se è in un periodo pigro, sarà un libro che si presta a una lettura rilassata. Magari è corto, oppure è solo scorrevole. Magari è straniero e contemporaneo, oppure un classico piacevole. Bastano la quarta e l’incipit per farsi scegliere dal lettore.

Ora, dopo Amado, in questo tempo di mente stanca, Murakami mi ha urlato a gran voce “sono qui”. La sua arte di correre. E di scrivere. La perfezione di quella scelta, l’euforia per ogni singola parola, anche mentre mi cadeva tra le mani. Leggo i suoi allenamenti e rivivo Santiago. Leggo e imparo. Leggo e sogno. In questo periodo di attesa, di paure e cambiamenti posso leggere per immedesimarmi, per esserci, per sorridere entusiasta da sola, sul treno.

Perché il lettore sa bene che periodi pigri e voracità si inseguono come onde. Perché il lettore sa che alla fine di un libro ce n’è sempre un altro che lo aspetta.

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