Ambiguità

chest-of-drawers-1043736_640«Tu sei ambigua».

L’estetista, senza preavviso, mi strappa qualcosa portandosi dietro questa affermazione. Le parlo molto, lei mi ascolta e poi eccola, con la sua solita frase illuminante e vera.

«Sì, e sei attratta dalle persone ambigue».

Come darle torto? Resto quasi in silenzio, annuendo e guardando le scarpe poco distanti.

Non sono eleganti, ma hanno glitter argentati. Sono nere, fatte bene. Non sono sportive, ma hanno la fisionomia di un paio di scarpe da tennis un po’ alla moda. Sono finte eleganti e finte tennis. Sono ambigue. Sono una via di mezzo ottenuta dall’unione di due estremi.

Apprezzo le persone che sanno incuriosirmi, che mi assomigliano, ma allo stesso tempo che mi possano stimolare cerebralmente. E adoro quella sorta di mistero derivante dalle paturnie della mente. Sono attratta da chi ha una vita poco comune, da chi si lascia sedurre dalle stramberie, da chi è spirituale, ma anche un po’ new age, da chi ha sofferto.

Sofferto di panico, ansia, depressione. Da chi ha sofferto fisicamente. Da chi ha le ferite dell’amore. O meglio, le ferite dovute alle relazioni, perché l’amore di suo non ferisce.

Mi faccio attrarre dagli esuberanti, da chi condivide con me passioni, canzoni, film, letture.

Mi faccio attrarre da chi ha una visione della vita colma di libertà, di voglia di fare, di pienezza. Da chi cammina o balla. Dai seduttivi, che siano donne o uomini. Dai cerebrali. Dalla mente più che dal corpo.

Questi chiaroscuri mi affascinano e ne rimango spesso intrappolata.

I chiari li scarto, le persone troppo limpide e rettilinee le considero noiose, banali. A volte anche la mia scrittura è confusa per il timore di scadere nella banalità.

L’estetista mi ammonisce e mi ricorda sempre di non confondere banalità con semplicità, che invece fa tanto bene.

«Ma ti sei chiesta come mai? E cosa rischi, con gli ambigui? Io, se fossi in te, ci starei attenta, sarà che sono fatta diversamente, ma ne starei alla larga». Strappa, senza farmi male. E io rifletto sulle mie dinamiche relazionali e sui miei chiaroscuri.

Rischio di perdere tempo, a volte di essere raggirata o manipolata. Rischio di acuire i loop della mia mente. Ma senza i chiaroscuri mi sento vuota, senza stimoli. La mia curiosità non saprebbe di cosa nutrirsi.

Guardo di nuovo le scarpe: sportive ed eleganti senza mai esserlo davvero. Sono finte, sono ambigue. E mi sono piaciute subito, in pochi minuti le ho comprate, conquistata dalla loro forma, dal loro modo di fare. Dalla loro finzione, da come ingannano gli occhi.

Comode, ma belline. Misurate, precise, con un pizzico di personalità.

Senza eccessi, ma per nulla noiose. Devo solo imparare a portarle.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...