Vorrei essere un uomo

imp-947724_1920Ho desiderato di essere un uomo. Non so bene quando e per quanto tempo, non è un desiderio puntuale, quanto piuttosto un’onda che mi insegue.

Non ho etichette da appiccicarmi addosso. Non le voglio nemmeno nominare, perché rischierei di sbagliare qualcosa nello spettro infinito delle possibilità in cui ciascuno di noi può sentirsi di appartenere.

Al di là del dato biologico, essere donna – come ho già detto – non fa di me necessariamente un’amante delle scarpe tacco 12 (per banalizzare) né una madre né tanto meno brava nelle faccende di casa.

Ho desiderato di essere uomo tutte le volte che ho invidiato il loro cameratismo, la loro capacità di fregarsene. Quando escono per quella partita a calcetto perché è giusto, mentre io sento amiche dire “se non esco con…, ci vediamo?”. Ogni volta che le donne si invidiano tra di loro.

Ho desiderato di essere uomo ogni volta che lui può fottersene dei figli. No, non quelli che prendono e scappano. Fottersene nel senso che lui ha la sua carriera, per carità, lui viaggia per lavoro, lui ha proprio quell’impegno lì. Lui manda avanti la famiglia. Lei è una madre snaturata. Ho voluto essere un uomo quando ho sentito donne criticare mamme part-time, giudicare altre donne troppo assenti o troppo presenti, che sia sul lavoro o in casa.

Ho voluto diventare uomo quando mi sono sentita in dovere di dimostrare che non sono una “femminuccia”, sgranando gli occhi all’idea che esista un termine dispregiativo riferito a un sesso. Esiste altrettanto per il maschio? Maschiaccio non si dice forse alle donne che hanno forza, potenza, energia e grinta? Quanto è davvero svilente rispetto a femminuccia (che peraltro si usa per denigrare entrambi i sessi) e soprattutto – ma magari mi sbaglio – quanto è altrettanto negativo?

Ho desiderato di essere uomo quando ho visto donne contro donne, perché alcune sono state educate e cresciute con questo complesso di inferiorità nascosto e inconsapevole. Perché alcune sono ancora convinte di trovare un senso solo con un uomo, solo con dei figli, solo vivendo per loro. Ho voluto vivere da uomo quando ho trovato donne che pensano che l’uomo a casa in paternità sia solo un impiccio. Quando l’uomo che cambia un pannolino o spazza i pavimenti diventa eroe nazionale.

Sono uomo quando vedo quelle ancora convinte che vestirsi in un certo modo e avere certi atteggiamenti sia da troia.

Ho desiderato di essere un uomo tutte le volte che ho visto la gente attaccarsi a facili riferimenti sessuali. E succede solo alle donne. L’avrà data a qualcuno di potente.

Puttana.

Esiste un termine altrettanto forte per offendere, denigrare, insultare un uomo? Vendere il proprio corpo, certo, ma gli uomini che lo comprano esistono. E quando dici a un uomo “figlio di puttana”, stai comunque insultando una donna, peraltro.

Ho desiderato nascere uomo tutte le volte che ho dovuto difendere le mie idee, giustificarmi o sentirmi in colpa perché “vedo sessismo ovunque”. “Non si può più dire nulla che tutto è sessismo”. Mentre a me spaventano donne e uomini che non vedono discriminazione ed etichette nella pubblicità dei pannolini Huggies o nei manifesti dei pediatri (dove le bambine, cazzo, passano l’aspirapolvere e i bambini hanno lo zaino sulle spalle), negli spot dove donne puliscono e uomini vanno in ufficio. Nelle donne oche mute. Oppure quando si chiede alla donna di essere impeccabile nella cura della casa, dei figli e sul lavoro.

Ho desiderato di essere uomo quando mi devo togliere di dosso alcune caratteristiche che non sono mie per difendere ciò che sono.

So che esistono donne che sono forti, coraggiose, tenaci. Non guardano in faccia niente e nessuno o vanno in luoghi pericolosi per lavoro. Giornaliste di guerra, medici, avvocati, infermieri e politici che si sentono normali.

Ma ce ne sono altrettante che devono dimostrare sempre qualcosa, qualcosa in più, alcune devono indossare una maschera eterna. Quelle deboli lo devono nascondere. Come se non si possa stare bene da nessuna parte, come se qualsiasi cosa si faccia o dica, le donne siano sempre e comunque in difetto. Sempre a cercare di farsi largo da sotto una scrivania, sempre a sbozzolarsi dai cliché, dagli stereotipi.

Gli uomini? Forse per loro c’è solo il peso di non potersi intenerire troppo? Ditemi se sbaglio perché da donna, non so cosa proviate voi uomini. A volte li vedo più liberi di essere complessi: dal nerd allo spogliarellista ciascuno possiede la propria personalità e non intacca quelle altrui.

Ho desiderato urlare “chiedetelo a un uomo” quando mi si domanda di figli e maternità, di matrimonio. Non voglio un cosino urlante tra i piedi e ho il sacro santo diritto di sentirmi donna comunque. E la pezza: “dici così perché non hai trovato quello giusto” è peggio della domanda. Non esistono la donna e l’uomo giusto. E non tutte le donne vogliono figli.

Ho desiderato di essere uomo quando per ogni Fallaci, Gianotti, Cristoforetti, Montalcini senza figli e famiglia ci sono altrettanti uomini con prole, intelligenti e ai posti alti, lì. Che poi magari queste donne stanno o stavano bene così, sia chiaro, questo non posso saperlo.

Ho desiderato di essere uomo quando ho riflettuto su una provocazione recente: il sushi servito su corpi femminili, nudi. Qualcuna scandalizzata, qualcuno ha detto: da uomo non mi verrebbe mai in mente di parlare di sessismo se un altro uomo lo fa per scelta. Già.

Vorrei essere uomo per poterlo dire, o essere donna quando finalmente si potrà parlare di autodeterminazione senza scadere nel sessismo o nella mercificazione del corpo.

Perché finché ci sarà discriminazione, finché la donna guadagnerà meno di un uomo, dovrà dimostrare con più fatica di valere quanto un uomo, dovrà subire insulti, pregiudizi, osservazioni sessuali, dovrà avere dei ruoli precisi e precise possibilità e desideri, finché si accuseranno le donne di femminismo e si dirà “minchia che palle che fate, l’avete la parità”, non potrà esserci una serena e consapevole scelta di come usare il proprio corpo.

Ho desiderato di essere un uomo ogni volta che mi pagano da bere e mi sento a disagio. Ogni volta che mi si chiede di essere più femminile. Ogni volta che un uomo o una donna sono ciecamente convinti che esistano differenze di valore e che l’una debba essere “sottomessa” all’altro. Ogni volta che sento dire “cose da donne”.

Ho desiderato di essere un uomo quando le macchiette e le caricature incalzano: rompiamo i coglioni, parliamo troppo, siamo isteriche, siamo mestruate.Ho desiderato di essere un uomo quando la bellezza sembra contare molto di più. Ho desiderato essere uomo a ogni sguardo abbassato per far strada a un occhio invadente, a un disagio. Ma non fingiamo di odiare i complimenti se sono disinteressati e belli!

Ci siamo dovute anche inventare il termine curvy. Ma non va bene, perché promuove l’obesità. E magra non va bene, promuove l’anoressia. Quadrata, a pera, a mela, di traverso, storta, troppe tette, poche tette, bassa, alta, smagliature, cellulite, capelli bianchi per carità! E se incentivassimo un sereno discorso sulla differenza legittima delle nostre forme (fianchi larghi, per esempio, me li posso forse piallare?) o sulla salute e il sereno invecchiare?

Ma gli uomini, li fanno questi discorsi tanto quanto noi? Eppure sono obesi anche loro, hanno la pancia, le calvizie, sono flaccidi, troppo bassi, troppo alti, ma cazzo no eh, non facciamogli venire il complesso del pene piccolo, poveretti. Quindi diciamo che le dimensioni non contano, secondo autorevoli studi scientifici. Alle donne, invece, tutti i complessi del mondo e chi se ne frega!

Ho voluto essere uomo quando ho visto donne educate a non desiderare di scopare, o almeno a non desiderarlo troppo e con troppa disinvoltura. O viceversa a vivere per sedurre, per piacere, per catturare.

Sarebbe opportuno educarle a un amore che non sia struggimento. L’amore non è pendere dalle sue labbra, né essere completate o dipendere da lui, né trovare la felicità solo in lui.

Non so nulla dell’amore, ma so di essere completa da sola, e che un uomo può arricchirmi, può farmi divertire, può essere solo sesso se voglio o può essere solo per amore. Può aiutarmi come io posso aiutare lui a crescere e a migliorare, perché no? In equilibrio e rispettandomi come persona, prima che come donna.

L’unica “discriminazione” che accetto è quella del ballo, dove uomo e donna sono diversi, ma uguali. E anche se lui guida e lei si fa guidare, l’equilibrio è così bello e raffinato che non si sente fastidio.

Lei è la protagonista – dice il mio insegnante di tango – non è succube. L’uomo suggerisce, ma lei sa cosa deve fare. Si lascia guidare, ma è consapevole e conosce i suoi passi.

Ho desiderato di essere uomo quando ho visto quell’abominio delle quote rose e dei parcheggi riservati. Come se fossimo una specie protetta. Quella non è parità (che poi non chiediamo quella), è dirci ancora una volta che non sappiamo cavarcela.

Non ho desiderato essere un uomo quando ho visto uomini fare i viscidi, quando sulla metro affollata ti toccano, quando ti fanno sentire in difetto, in debito, in dovere. Quando ti dicono che devi per forza essere in un certo modo. Sennò sei sbagliata. Quando sento dire: “le ragazze in ufficio”.

Non ho desiderato di essere uomo quando ho visto donne piegarsi alle loro volontà. Quando le ho percepite culturalmente indifese. Spoglie. Quando si insegna loro che il matrimonio è sacro – sì, lo si insegna anche agli uomini – e che romperlo è fallimento anche se lui ti rompe di botte.

Non desidero di essere uomo quando vedo che un uomo si sente minato nella sua virilità se una donna è intelligente, colta e forte.

Forte.

Forte non significa che non piange, non si commuove, né che sia dura o anaffettiva. Forte significa che conosce il suo valore, si sente tanto quanto un uomo e si stupisce che non sia normale così.

Sa di poter fare tutto ciò di cui è capace e di poterlo fare da sola, senza aspettare che arrivi un lui. E per fortuna i cartoni si stanno un po’ attrezzando per smetterla di parlare di principini che salvano le donne.

Non desidero di essere uomo quando vedo che lui approfitta della sua forza fisica, a volte superiore, e della sua forza psicologica se c’è. Quando è in gruppo, come ha già detto Mia Martini meglio di me, quando sente la necessità di fare lo spaccone e di conoscere una donna solo in quanto corpo.Non desidero di essere uomo a ogni “se l’è cercata”. E quando a dirlo è una donna, muoio anch’io.

Quando non da uomo in quanto maschio, ma da criminale e da violento, usa quella forza su chi può permettersi di usarla. Quando fa sentire la donna in colpa e responsabile, quando le infligge sofferenze, la ricatta, la usa, la rende succube. Perché capisce di poterlo fare, perché non è stato educato al rispetto della persona e della donna o semplicemente perché è un criminale.

Le donne non sono responsabili, non lo è il loro abbigliamento né ciò che sono. Non sono deboli, non sono stupide, non sono meno di altre. E anche se fossero più o meno coraggiose, più o meno disinibite e consapevoli, non sarebbe una colpa. Sono persone e come tali hanno pregi, limiti, valori e difetti.

Hanno solo incontrato l’uomo sbagliato.

Quello che nessuno dovrebbe mai desiderare di essere.

 

 

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5 pensieri su “Vorrei essere un uomo

  1. Io sono un uomo e mi sento realizzato ora con la mia donna e con mio figlio.
    Ovviamente l’uso di “mia/mio” è volutamente provocatorio. Perché così come lei è mia, così io sono suo. E non necessariamente in quest’ordine. Anzi, senza alcun ordine: è una cosa reciproca. E lo stesso vale col nostro bambino, sempre nell’accezione di “senso di appartenenza”, non certo di “possesso”.

    Quindi io sono un uomo.
    E anch’io sono disgustato da chi profetizza una disparità di genere: non esiste – non deve esistere – la sottomissione di una rispetto all’altro.
    E sono profondamente deluso da chi inneggia alla totale uguaglianza: uomo e donna rimangono diversi, similmente a come io e mio fratello siamo diversi, o io ed il mio vicino di casa.

    Ci sono uomini diversi.
    Ci sono donne diverse.
    E per completare la diversità, tutti questi uomini sono diversi da queste donne e viceversa.
    È proprio come la metafora del ballo: nella vita ci sono ruoli e compiti disparati, e la bellezza/forza/divertimento/movimento di una coppia è essere diversi ma in sintonia, così da saper volteggiare agilmente senza pestarsi i piedi, sentendo l’altro/a consapevole di ciò che sei. Mh, decisamente utopico, perché tutti facciamo errori.

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    • Grazie Michele, approvo ogni singola sillaba.
      A parte quel “mio/tuo”, che tuttavia apprezzo molto se parliamo di senso di appartenenza e non di possesso. Ma questo è un altro discorso.

      Ovviamente questo post mirava più a sottolineare quanto sia terribile e oscena la disparità in senso di sottomissione o a quanto siano difficili per le donne alcune situazioni di cui spesso nemmeno ci rendiamo conto, tanto sono radicate.

      Uomo e donna sono diversi, ma non lo direi in senso generale: possono esserci un uomo e una donna più simili tra di loro di quanto lo siano due donne. Io sono più simile a te che a un certo tipo di donne. Ma qui secondo me c’entra l’individuo, più che il sesso.
      E per esempio io odio le differenze di genere nei giochi o nei colori. Sono costrutti sociali che nulla hanno a che fare con l’essere maschio o femmina.

      Uomini e donne sono diversi biologicamente, questo sì: esistono una medicina diversa, un’anatomia diversa, esperienze (come la gravidanza, se una la vuole) diverse. Queste sono le diversità da tutelare, non di certo un tacco 12 o una partita di calcio.

      Grazie mille per avermi dato un ulteriore spunto e un modo per approfondire una parte del discorso lasciata in sordina (forse perché al momento la percepisco come meno urgente).

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      • Concordo nuovamente con te!
        Tanto più che a me il calcio non entusiasma, non lo so giocare e decisamente non lo ritengo vitale.

        Certo è che se c’è da tifare l’Italia o la Slovenija per il puro gusto di essere un po’ (tanto) caciaroni e magari godersi un buon esempio di gioco, mi trovi in prima fila a urlare come un cretino…

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  2. “Ho desiderato di essere uomo tutte le volte che ho invidiato il loro cameratismo”
    Ok ma se ti riferisci al fatto che tra uomini l’amicizia è più sanguigna e “compagnona”, oggettivamente non è una colpa di noi uomini.

    “Gli uomini? Forse per loro c’è solo il peso di non potersi intenerire troppo? ”
    Sì, il sessismo è sempre a doppio senso. Culturalmente agli uomini non è permesso piangere, né essere “deboli” E se sei maschio ma più basso della media, praticamente non ti prende nessuno sul serio per i primi 20 anni della tua vita. Ma spesso anche dopo.

    “Ho desiderato di essere un uomo ogni volta che mi pagano da bere e mi sento a disagio.”
    Ma il problema è essere donna o il disagio di farsi offrire da bere? A me non dispiacerebbe (ok l’ho buttata sul ridere).

    “Ma gli uomini, li fanno questi discorsi tanto quanto noi? Eppure sono obesi anche loro, hanno la pancia, le calvizie, sono flaccidi, troppo bassi, troppo alti, ma cazzo no eh, non facciamogli venire il complesso del pene piccolo, poveretti.”
    Ahahahaha! D’accordo, alle donne si impongono tonnellate di canoni di bellezza e agli uomini molti meno, ma anche se la quarta abbondante è l’ideale mainstream di tetta, devo ammettere che ho conosciuto molti uomini a cui piace il seno piccolo o i fianchi larghi (no curvy, larghi) e ancora non ho trovato donne a cui piace il cazzo piccolo.

    “Ho desiderato di essere uomo quando ho visto quell’abominio delle quote rose e dei parcheggi riservati. Come se fossimo una specie protetta. Quella non è parità (che poi non chiediamo quella), è dirci ancora una volta che non sappiamo cavarcela.”
    92 minuti di applausi.

    E anche per tutto il resto.
    Michele.

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    • Grazie! Mi hai fatto sorridere e hai saputo dare un tocco di giusta ironia a un post che ho preso troppo sul serio. Sarà che mi coinvolge parecchio: gli stereotipi di genere sono per me fonte di malessere. Ma sono certa che uomini come te e donne come me li scardineranno pian piano.

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