Tofu

tofu-908917_1920Ero nervosa e affamata, fino a qualche minuto fa. Mi sono svegliata alle 6.00, senza sveglia. Giro in tondo come una fiera in un recinto. Non fisicamente, solo di testa credo. Eppure sorrido. Perché è un’inquietudine con il sapore del bello, delle idee, del movimento. Non è stasi, semmai potrei chiamarla confusione, caos, troppa carne al fuoco (di questi tempi non dovrei dirlo). Disordine.

Conosco bene la commessa del piccolo supermercato in stazione – anzi, conosco spesso bariste e commesse fin troppo bene – per abitudini consolidate, qualche ciao in più, un sorriso ed ecco che si parla. Se c’è tempo. Quella commessa ieri mi guarda e – rivolgendosi a me e alla sua collega – dice «lo sai che lei ha fatto una cosa fighissima quest’estate?».

Resto ferma, imbarazzata quanto basta con la mia confezione di tofu in mano, pronta per pagare. Sono egocentrica, certo, ma non sempre per fortuna, e questo rende bassa la mia voce: «sono andata in Brasile». «È andata da sola! Da sola. Sai che botta per l’autostima?». Interviene una signora: «Eh, a poterlo fare».

Mi sento quindi viziata, pretenziosa, eccessiva, miss tu-che-te-lo-puoi-permettere, egoriferita, orgogliosa, felice e nostalgica. Tutto insieme. Io posso permettermelo, è vero. Posso perché lo voglio così tanto che arrivo a poterlo fare. Posso, ma non ne sono così certa. Posso sacrificando altro. Posso perché è al primo posto. Certo, ci sono delle basi indispensabili, per farlo. Ma non è che mi sia piovuto dal cielo. È un percorso.

E l’autostima? Sì, ne ho da vendere ora. Mi sento una donna forte, determinata, feroce ed eccessiva. Mi sento intelligente quanto basta, ricca di cultura e sapori, odori, esperienze. «Un mese bellissimo – rispondo – e l’autostima davvero ne trae giovamento. Ma poi ecco, non riesci più a viaggiare con altri».

La verità è che dopo ogni ostacolo, se ne presenta un altro e un altro ancora. Migliori, superi qualcosa, cadi da un’altra parte. Alcuni limiti sono tuoi e tali resteranno. Cambi, certo. Ma la mia facciata timida, le parole che non escono in certe situazioni, l’intonaco che si scrosta e alcuni meccanismi mentali si ripropongono. Siamo sempre diversi, tutti, con il passare delle esperienze. Eppure ciò che non so fare resta lì. Fiera e orgogliosa (me la tiro, sì, anche), debole e rassegnata. Gli opposti in me ci sono e convivono.

A volte mi chiedo come io possa starmene in questo abito troppo stretto, divenuto tale proprio per ciò che ho vissuto. Senza andare fino in Brasile, in generale. Mi chiedo come possa accettare alcune situazioni, come possa bloccarmi in futilità. Sono forte, mi sento tale e con queste caratteristiche io vorrei spaventare, vorrei far paura, vorrei mostrarmi. Ma poi ecco, la paura torna a me come un boomerang. Ho paura degli uomini, per esempio. Come su un’altalena, io spavento e io ne sono spaventata.

Esco con il mio tofu in mano, le mille applicazioni per segnare ciò di cui mi nutro, lo specchio al quale mi affido e che un giorno mi dice che sono ok, il giorno dopo mi fa sentire un cesso, la sensazione costante di non essere mai abbastanza unita a quella narcisistica consapevolezza, un po’ nostalgica, delle mie bellissime e tenaci capacità.

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