Alice

cheshire-cat-933185_1920Quella notte si trovò tra le braccia Alice, per la prima volta. Così come due anni prima era successo con Giacomo. Poco più di tre chili ciascuno, ma nessun annuncio al grammo, come spesso accade. Nessuna intenzione di conoscere alcunché del proprio bambino prima di partorirlo, e nessun legame con i padri. Le ostetriche la conoscevano bene, quella strana donnina, e tra le più appassionate di romanzi iniziò a correre la voce che assomigliasse a Clara, quella di “La casa degli spiriti”.

L’alone di mistero era tuttavia controbilanciato dalla parlantina agile e spigliata con la quale raccontava i suoi sogni profetici. Sapeva che avrebbe avuto una prole sana e più volte sentì le voci dei suoi figli ancor prima di darli alla luce. Per i primi mesi della seconda gravidanza, questa stralunata creatura aveva creduto di avere in sé un altro maschio, ma in sogno Alice la redarguì con veemenza: “mamma, insomma basta! Sono una femmina, è chiaro?”. Quando si svegliò tra sete e acidità di stomaco, scoprì di essersi addormentata sul divano e fu allora che non ebbe dubbi: le immagini di una ben famosa Alice scorrevano veloci, tra uno Stregatto e un leprotto bisestile.

In realtà saperne di più su di lei non era una faccenda di poco conto. Si chiamava Anna e si curava solo di trascrivere i suoi sogni su un quaderno macchiato di caffè, di leggere storie e di amare chiunque per poco. Lavorava in biblioteca facendosi bastare quanto guadagnava attraverso rinunce e privazioni. Nessuno conosceva le sue radici e nessuno sapeva di più su quei fili che collegano quasi tutti i noi del presente a quelli del passato e del futuro. Amicizie, progetti, luoghi… una nebbia fitta e senza spiragli.

Ma quella notte, il 7 dicembre 1986, nacque Alice e i legami cambiarono. La sala parto era animata dalla curiosità che tutti, dal ginecologo all’inserviente, nutrivano nei confronti di Anna. Molti – durante le visite di controllo –  si fecero predire avvenimenti o giocarono a verificare i suoi sogni. Per questo, quando disse che sua figlia avrebbe portato con sé gran scompiglio, tutti si spaventarono. Alice, con quella sua voglia color nocciola sul tallone, avrebbe cambiato le sorti del suo paese, scosso gli animi, salvato i moribondi, allietato le vittime e riconquistato la fiducia dei più pessimisti. Chiunque sarebbe tornato a essere sé stesso solo grazie a quella nascita. Anna non sapeva aggiungere altro, perché – si sa – in ogni favola c’è un lato oscuro, e a lei non era dato l’onore di conoscerlo.

Si sperimentò comunque la potenza di quelle predizioni proprio quando Alice toccò le braccia di sua madre: dalle finestre si vide un lampo. Un albero poco distante uccise un povero diavolo capitato lì per caso, che mai venne quindi a sapere di essere da pochissimo diventato padre. Fu allora che l’ospedale si zittì e Anna iniziò a vagliare tutte le possibili soluzioni per garantire un futuro alla sua nuova famiglia malvista.

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