9 Agosto 2014*

CIMG7422Sono più forte rispetto a quando sono partita. La metafora del Cammino come vita è ormai abusata, eppure è vera. Andiamo avanti come possiamo, al nostro ritmo, scegliendo dove fermarci e quanti km fare ogni giorno.

Chi incontriamo è un dono, con chi parlare e con chi invece non andare d’accordo sono scelte più o meno razionali. R* se n’è andata, ieri, sta seguendo D*, e io sono con G*. Quando è stato il momento ognuno di noi ha preso la sua strada. Non so dire se destino o libero arbitrio, forse entrambe le cose.

Penso che non si possa decidere chi trovi sul tuo cammino, e a volte nemmeno quanti km riesci a fare. Si può pensare di attaccare bottone con Tizio o Caio, spesso in modo casuale, in frazioni di secondo. Sono scelte e occasioni che capitano, che scegliamo in parte, se va bene. Io decido e scelgo le tappe, ma i piani cambiano, sia per circostanze esterne, si perché nel corso della giornata ho intuizioni migliori, sia per motivi fisici.

È un gioco di equilibrio tra scelte, occasioni, eventi e opportunità. Significa, per dirla con una citazione, fare ciò che è possibile nelle circostanze in cui ci troviamo e con ciò di cui disponiamo.

Mi è venuto in mente grazie a S*. Ha troppo movimento nella testa, pondera e analizza cambiando idea in continuazione, quando ho capito che a volte basta davvero lasciare andare. Mollare gli ormeggi e le ossessioni, così che con la mente libera la scelta possa arrivare. L’attimo si possa davvero cogliere. E vale sia nelle questioni semplici, sia in quelle più complicate.

So che devo scrivere una lettera a Mariangela, la mia amica di 89 anni alla quale sono molto legata. Ho scoperto questa amicizia senza chiederla, ma so anche di averla scelta, grazie alle somiglianze tra me e lei: la scrittura, la lettura, il ballo, la vena filosofica…

Sapevo di doverlo fare, di volerlo fare e ieri ho capito che era il posto giusto in cui chiedere carta e penna, l’orario giusto per buttarsi tra le parole di una lettera a Mariangela. Anche l’atmosfera era perfetta. Nessuna ossessione. Il momento è arrivato e io ero pronta a vederlo, perché la mia mente era vuota, libera dalle pippe e dalle scimmie e dalla voglia di razionalizzare tutto.

Capisco che per S* sia tutto più difficile. Io sono in vacanza, non devo fare grandi scelte. Non dovrei banalizzare la vita quotidiana, eppure la mia mente si sta pulendo. Devo solo lasciare andare il mio rapporto conflittuale con il cibo e la paura di ingrassare. Oggi mi sento bella. Qui mi sento bella ed è già questo un piccolo miracolo. Un mese di purificazione da tante cattive abitudini.

Sono timida qui e non l’avrei mai immaginato. Non sono quella che conosce il venditore libanese nel suo negozio, vicino alla mia abitazione londinese. Sono quella che cammina in silenzio. Sono quella che lascia andare, cerca di farlo. Vorrei poter scrivere MENTRE cammino. Sarebbe molto più liberatorio. E forse anche più vero. Più vado avanti e più stento a trattenere i pensieri fino a sera. È così strano. Soprattutto perché spesso ciò che provo, penso, vivo o ascolto è estremamente interessante. Ieri ho assistito a un piccolo spettacolo d’amore a Granon che ancora mi coinvolge.

L’amore, quanto serve, quanto ne abbiamo bisogno. Ci serve riceverlo, ma ancora di più donarlo. Quanto di noi stessi – o di ciò che vorremmo essere – vediamo negli altri?

Mi sento meglio senza R*: la sua forte personalità e presenza fisica mi alienavano. Il rapporto con lei in questa settimana mi ricordava quello con B* (Londra), molto adolescenziale, assoluto ma libero, necessario e protettivo. La differenza è che con B* non avevo così forti “complessi fisici”. Mi divertivo a bere e a ubriacarmi dopo le lezioni di giornalismo a Londra o dopo le tre settimane di fatica mentale accompagnate da stimoli continui in una città in cui davvero tutto sembra accadere rapidamente. Un giorno a Londra ha gli stessi accadimenti di un mese a Pavia.

Qui è l’opposto: la mente riposa, il corpo è attivo, ogni muscolo ti fa sentire vivo e il respiro collega il tuo spirito al tuo corpo. Non accade nulla. Per le ore in cui si cammina ciò che accade è limitato e impercettibile. Ci si può conoscere, se ci si apre e si vincono le paure della lingua, la mia vergogna pudica per il mio pessimo inglese.

R* ha rappresentato la prima fase della liberazione del Cammino. Ha rappresentato tutto ciò che per me è gioventù, fisico, corpo, paure e sogni legati all’adolescenza, come la sua illusione di aprire un bar a Bali. È l’amica che ti copia, a cui piace un uomo e lo conquista e che sceglie qualcosa per emularti. È la ragazza che fa selfie come una ventenne e che allo stesso tempo cerca di essere spirituale a modo suo. Ci siamo divise ora e le ho lasciato la mia adolescenza in regalo.

Mi spaventa solo una cosa: non ho mai pensato così tanto alla scrittura come in questi primi giorni e spero che sia perché è ciò che voglio e so fare e non perché rappresenta un’illusione infantile da abbandonare. È da quando lei non c’è che fatico a scrivere, tranne oggi, forse.

Mi lascio trasportare dal cammino e mi ripeto che troviamo altro da ciò che pensavamo di cercare e volere. Anche l’amore. Ele rilassati, non cercare nulla, cammina e basta. Apriti al Cammino, sciogli i tuoi nodi, senza pretendere nulla. Senza giudicarti.

La seconda settimana è iniziata, ancora non riesci a capire a cosa sarà dedicata, intravedi unione, intravedi un livello più alto, ma non puoi ancora unire i puntini. Ricorda sempre che è l’ansia del futuro che non ti fa vivere bene il presente. Godi dell’ora, di quel passo, di quel metro, della doccia calda e dei vestiti lavati a mano controvoglia. Lascia cadere le tue ultime difese. Perché le senti, vero? Le tue difese sono ancora lì, alte e tese. Il cuore ti batte forte quando affronti quelle piccole sfide alla tua timidezza. Ti senti isolata, pensi di aver conosciuto poche persone, per lo più italiane e per lo più i primi giorni, posi sono esplose R* e G*.

Lo sai che questo tarlo sta lì, lo sai. Ripensi agli incontri in Thailandia, Cambogia e Vietnam e ti ripeti che qui, il fatto di sembrare una famiglia, un piccolo paesino con tute le sue voci ti allontana dal modo di essere che acquisisci quando ti senti libera e non giudicata.

Non devo per prima cosa giudicare me stessa, se non voglio che lo facciano gli altri. Qualche notte fa mi sembra di aver sognato che a Pavia non c’erano più scarafaggi. Ecco,spargi un po’ di polvere anti tarli della mente e del cuore. Liberati degli scarafaggi che ancora infestano la tua vita. Soprattutto perché la bloccano, ne bloccano il suo fluire libero.

*Una pagina del diario integrale, senza modifiche se non qualche aggiustatina lieve. L’ho lasciato com’era, anche nella sua ridondanza. 

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