Tchau

architecture-868077_1280Lucia è minuta e silenziosa. L’aeroporto la avvolge nella sua immensità, ma il suo sorriso e quell’avvicinarsi deciso restano impressi come su pellicola. Parla con una coppia, nella loro lingua. Pur non comprendendo, la scena mi resta vivida negli occhi.

Una valigia e tanto stupore. Lucia è un architetto di interni, libera professionista di Curitiba. Da ieri è tornata là, dove lavora senza o con poca soddisfazione, sembra. La crisi, le passioni e quella vacanza per amore.

Il suo fidanzato è in Italia per lavoro – pur vivendo in Brasile – ed è con quel vento che è approdata qui. A Milano prima, muovendosi per la penisola poi, nelle sue vacanze tanto veloci. Quanti giorni ti sei concessa, Lucia? Una decina? Giorni di fuso e di amore, giorni di portoghese che gli italiani capivano, come il mio spagnolo laggiù in Brasile. Giorni di mare e sogni, di contatto fisico e novità.

Ci siamo viste pochissimo, nella coda all’imbarco per Francoforte e Milano, ma tu mi parli di vibrazioni, di sensazioni, di quella roba a pelle che ci fa sorridere con gli occhi e crea legami. Si crea un ponte. Come con Elisa, l’anno scorso all’aeroporto di Madrid. Una coppia di pellegrini italiani e le mie bacchette che volevano tornare a casa con me. Le hanno ospitate nel loro bagaglio in stiva e io ho poi voluto costruire un rapporto che andasse oltre. Tra qualche giapponese e molte chiacchiere pavesi, ora mi sembra di aver vissuto giorni o mesi insieme in quell’aeroporto.

Lucia pratica yoga e lo insegna ai bambini: quello è il suo sogno. Quanto in comune, quanto di speculare tra me e lei: io in Italia che ripenso al fascino del suo Paese, lei nello Stato di Paranà, lo stato delle cascate dove tornerò solo per lei, solo per Curitiba. Entrambe tristi per il rientro, come di consueto. Poi lo yoga, le professioni libere, i sogni. La crisi in Brasile e quella domanda sui gate che ci ha unito. Ritorna il mantra “nada é por acaso”.

E così continuo a distanza il mio viaggio in un cerchio imperfetto, che non è rotondo, ma che si chiude vicino alla mia prima tappa. Mi ha riscritto oggi, 22 settembre, per sentirsi meno lontana dal suo viaggiare. E io per questo le sono grata.

Ci sentiamo presto – lo scriviamo e lo penso. Tchau

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