Pietra che canta

itaipu-600679_1280L’inizio (frammenti dal mio diario) 13-14 agosto

Le paure si dissolvono negli incontri e più ti senti consapevole e sicuro, meglio vivi il viaggio. È come cambiare mente, visuale, prospettiva. Comprendi che sono proprio il momento che vivi e l’ignoto che si fa noto a darti forza. La forza è adrenalina, la forza ti emoziona, ti riempie e ti fa apprezzare ogni cosa.

Sono felice quando vedo, capisco, faccio e trovo ogni passo semplice e naturale. Certo, qui è tutto turistico nella mia prima tappa a Foz do Iguaçu, ma ciò non toglie che il divenire mi piaccia. Il concretizzarsi.

Mi sento felice quando trovo dove dormire e lo sono ancora di più se è una camerata a prezzo ridicolo, semplice, essenziale, dall’atmosfera hippie. Il tizio alla reception è amichevole e sopporta le mie domande continue su cosa vedere e come farlo. Mi ha chiesto dove fossero i miei bagagli: un complimento, quando con orgoglio gli mostro i miei 8,5 kg di essenzialità.

Complice il fuso orario – ma anche il concetto di viaggio – il tempo si dilata, si amplia e si fa immenso. Ci sta ogni cosa perché sei tesa al momento presente, al passo e alla singola azione puntuale e contingente. Semplici gesti scevri da preoccupazioni lavorative e quotidiane. La mia mente e il mio corpo hanno sentito subito la differenza: entusiasmo, decisione e pulizia mentale. Corpo che risponde. Attivo, vissuto, bello anche se allo stato brado.

Non sono mai sola, ma viaggiare sola mi dà tanto di più che mi si bloccano quasi le parole. Accanto a me, in aereo, un argentino. Stava tornando a casa dopo un anno in Germania per studiare ingegneria. Felice della sua esperienza, portava a casa anche il tedesco.

Nella stanza c’è una brasiliana di San Paolo, mi rivolge subito la parola, proprio come quella signora sull’autobus – tutta cordialità e preoccupazione, da madre – che mi ha detto di stare attenta agli uomini. Viviane è giovane e non mi rivolge simili frasi compite e attente. Domenica avrà un test alla diga Itaipù (pietra che canta) per lavorare nel settore della comunicazione. Non solo è una grande impresa brasiliana, una delle più importanti anche perché bi-nazionale (con Paraguay), ma  si trova anche in una cittadina tranquilla e lontana dal caos della metropoli di Viviane. Il suo volto si spegne per un istante, il tempo sufficiente a farsi carico di una qualità di vita che non le appartiene.

Il pomeriggio trascorre lento e pigro alle cascate dal lato brasiliano, dopo essermi congedata dalla brasiliana, lasciandomi alle spalle l’ostello appena trovato. La potenza di quel luogo è stata l’accoglienza di cui avevo bisogno. La Bellezza, incontrata di nuovo, mi riappacifica al tutto. La voglia di urlare si sprigiona quando arrivo sotto le cascate, bagnata fradicia e potente. Le farfalle si posano sulla pelle, con ali brillanti, a due a due, senza timidezza.

Mentre scrivo,  una lieve salsa in sottofondo mi strappa un sorriso. Viviane chiacchiera ancora, e mi fa piacere. Ha 28 anni, è giornalista e ha un cugino che si occupa di viaggi e avventure. Lei si vede che ha voglia di lavorare, di immergersi nel mondo. Mi racconta che Itaipù è la seconda centrale idroelettrica più grande al mondo, superata solo da quella cinese. Fornisce energia per il 90% al Paraguay e per il 20% al Brasile. I lavori – dice come una scolaretta, sapendo di avere l’esame per il posto di comunicatrice tra due giorni – sono iniziati nel ’74 accompagnati da numerose morti bianche. Osteggiata per aver distrutto le cascate del Paraguay e modificato il corso del Paranà, nonché flora, fauna e abitanti, oggi l’azienda ha una politica di comunicazione che punta sull’impatto dell’energia pulita e di ciò che c’era prima: le coltivazioni indiscriminate. Un’altra opera in progetto – sembra – ma più piccola, verrà costruita senza modificare il corso del fiume.

Mi parla di San Paolo, della mancanza di acqua, dell’istruzione pessima, della siccità, della gestione politica. Il livello culturale è basso, l’educazione dei bambini sottovalutata e così si sacrifica la scuola, tenendo gli insegnanti per mesi senza stipendio. Amarezza e passione si scontrano sulle sue labbra, anche quando mi parla della corruzione, delle false promesse dei mondiali e dell’aumento delle temperature.

La serata scorre più leggera verso la salsa, il ballo e la cucina brasiliana: è felice di essere uscita a cena con me perché all’ostello si sentiva sola. Mi indica la tv posta in alto, in quella sottospecie di ristorante self service spoglio e povero, dove con 17$R si può mangiare ciò che si vuole. Il bianco è ovunque, reso più vivido da luci forti, forse al neon, se ricordo bene. Quella è una trasmissione spazzatura, mi dice, e le sorrido pensando alle nostre.

Ho sete di incontri e conoscenza, di emozioni e sentimenti. Potenti come le cascate, divini, tuonanti. Piena di me e di ciò che non so esprimere, vado a chiudere il primo giorno, la mia mente è già diversa. Io lo sono. Quando viaggio è come se pregassi, se meditassi. È un unico grazie e un solo momento presente.

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