Dialoghi. Il fascino dell’analogico, a otto anni

typewriter-801921_1280«Che cos’è?», domandò con il dito puntato.

«Come?», fece eco sua madre.

Rimase disorientata solo per un impercettibile istante, poi si riprese.

«Si, giusto, hai proprio ragione a chiederlo…».

La donna si chinò per raggiungere l’altezza di sua figlia, accanto a una vecchia macchina da scrivere piazzata lì, in basso, davanti allo scaffale della libreria meno dedicato ai libri, quello vicino alla cassa.

«È una macchina da scrivere. Vedi? Quando schiacci una lettera si alzano questi …mmm, come dei martelletti che picchiano su questo rullo nero. Qui c’era l’inchiostro… no, amore, non toccare troppo. E qui si metteva il foglio. La vedi la lettera impressa sopra al martelletto? Corrisponde a quella che hai schiacciato, giusto?».

La bambina si mostrò perplessa. Schiacciò i tasti con calma, insoddisfatta.

«Si usava per scrivere, amore! Ora c’è il computer. No, amore, l’inchiostro è secco. Vedi? E non abbiamo fogli…».

«Ma, mamma, come si invia?»

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