Fotografia

railway-station-619082_1280Per due anni presero il treno insieme. Due giorni a settimana, alle otto e due minuti, dalla banchina si spostavano verso le porte del treno, confidando di trovare un posto per sedersi. La distanza tra di loro era piccola o grande, anche se pressoché costante e più o meno lunga quanto un singolo vagone. Non si spostarono mai dalle loro posizioni, durante l’attesa. Terza panchina, dal sottopassaggio andando verso sinistra per lei; due pilastri più in là per lui. Si ignorarono, si percepirono. Lei per un po’ ci pensò, lui la evitò. Poi lui la cercò con gli occhi e lei fuggì. Due anni senza sapere nemmeno un nome. Lui potrebbe essere fidanzato, magari lavora in un luogo senza fronzoli, indossa sempre jeans. Lei è sportiva, in due anni ha cambiato corpo, capelli, abbigliamento. Lei conobbe per caso la voce di lui. Lui la vide leggere e ascoltare musica. Lui potrebbe essere un geometra e avere una trentina d’anni; vive da solo con un gatto grigiastro, gioca a tennis quando ha tempo, e non ama uscire la sera. Schivo, timido. Lei sembra esuberante, si diverte, ma non nasconde qualche anno in più. Prende tutto sul serio, ama leggere, forse nuota. Lavora in un museo e condivide casa con una cugina. Li osservai per due anni, immaginando. Ora, né lei né lui prendono più il treno delle otto e due

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