Le nostre forme

leaf-409258_1280Mi sento bella. Basterebbe. Tre parole da scandire bene, da dire alla mia estetista, o da mostrare. Esibisco questa sensazione con sfrontatezza, quando capita. Timida e poco avvezza alla me benevola e al corpo in mostra, mi fingo sicura. Sono al contempo casta e sensuale, certa di tutto ciò che questo mondo rappresenta. Per me. Il mondo della percezione del corpo, di un anno di problemi di salute, di conflitti, improvvisi dimagrimenti e compulsivi aumenti di peso, conditi da ormoni instabili e insofferenza. Sentirmi bella, vanitosa e narcisa per me è una conquista. Dimenticare i confronti, amare le mie gambe, sentirmi primaverile e fluida sono sensazioni che accolgo con benevolenza. Acquisto abiti, gonne. Mi raddrizzo come a dire “eccomi”. Lo faccio in punta di piedi, con quella inconsapevolezza chiara che mi contraddistingue parlando di corpo. Spendo per accentuare la sensazione, senza esagerare. Non vedo l’ora di correre e muovermi ancora e ancora nello spazio preciso occupato dai miei difetti, il chiletto in più. Non riesco a condividere la teoria assoluta dell’accettarsi incondizionatamente: se lo avessi fatto non avrei avuto un sacco di problemi, ma nemmeno schiaccianti vittorie. Vedo donne propagandare il curvy e mi confondono: che differenza c’è tra promuovere obesità (sovrappeso) o eccessiva magrezza malsana? Al di là di soggettivi motivi che impediscono il cambiamento e hanno bisogno della vera accettazione sia per il troppo sia per il pochissimo, perché non promuovere la bellezza della varietà delle forme? Quanto siamo belle nelle nostre molteplici sfumature! Un fianco largo, una vita esile, le ossa che strutturano, danno e tolgono. Piedi affusolati o piccolini, mani leggiadre o mascoline, zigomi, tondi, ovali, quadrati, un bacino stretto stretto, una curva prorompente, una conca vicino alla clavicola. Una tempia, una nuca libera o piena di pensieri quanti sono i capelli. Chi ha gambe lunghe, chi le ha possenti. Muscoli, pancetta, qualche segno sulla pelle per dire che anche lei ha vissuto intensamente. Forme salutari, vive, senza eccessi. Forme di donne dagli occhi indagatori e ipercritici, che dagli uomini dovrebbero imparare a fregarsene. Perché anche loro hanno la pancia da birra e lasagne, o sono scheletrici e poco tonici, ma ci fanno impazzire comunque. Perché loro ci guardano e noi finiamo con mettere nei loro occhi le nostre paure e insicurezze. Agiamo, quando possiamo, per piacere a noi stesse, scegliamo il livello che ci fa innamorare di noi e raggiungiamolo. Ma accettiamo anche l’imperfezione, la nostra forma, quelle piccole unicità che ci rendono davvero belle. Oggi mi sento bellissima. Lo dovevo dire. 

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