Specchio

virginia_woolf_1927Un’aula, un docente, un manipolo di gente che ama leggere e scrivere. Virginia Woolf che vagava ovunque. Il romanzo psicologico, un ottimo corso tenutosi a Milano il 30 maggio scorso, si è concluso con un’esercitazione. «L’io allo specchio e le mutazioni del corpo». Un’ora, circa, a penna su un quaderno, come non si usa nemmeno più. Non ho più editato né risistemato, secondo lo spirito del lavoro richiesto. Ecco il risultato.

«Una alcolizzata, una sotto cortisone, ecco!» Sto urlando, senza volerlo. Il tono è nervoso e so già che mi punirò per tutta la settimana. Mi sono scrutata allo specchio, al mio subito, non appena ho visto sullo schermo una foto scattata al mio volto quella notte. Poi sono andata in cucina, senza trovare pace nei ricordi. Ho preso foto del mio passato e ho iniziato le misure, i confronti. Ritorno ora allo specchio, ma quello di Antonia. La mia estetista ha il potere di placarmi. Il mio viso è gonfio. Non riconoscermi mi disarma, mi estrania. Le guance hanno perso le conche, i punti scavati, non trovo né depressioni né luoghi in cui le dita possono percepire ossa e crateri. Gli zigomi alti non si vedono, nemmeno risucchiando le guance all’interno, in un gesto puerile e nevrotico. Abbasso e inclino la testa, decisa a non osservarmi più, mentre Antonia mi trasmette compassione: non può aiutarmi in alcun modo. Mentre mi porge un bicchiere di soda fresca, scorgo nel riflesso un mento esuberante, doppio, che nasconde quei lineamenti fini e sottili che ho idolatrato nella me che considero vera.

Mi vedo malata, senza esserlo. Vedo un viso deturpato dal gonfiore, grasso, repellente. Vedo enormità irrisolte sopra un collo esile, che a fatica sostiene il tutto. Non avrei dovuto tagliare i capelli, non ancora. Non ero pronta a mostrare il mio viso all’obiettivo. Un nuovo viso, vero Antonia? Io non ero così. No, non è l’età, non è il metabolismo… quante scuse, quante cazzate. Io non sono io, in questa foto. Allo specchio fingo, mi sistemo, scendo al compromesso. Ma la foto è lì e mi osserva senza pietà. Eccoti, Anna, eccoti. Non sei tu, o meglio, ecco cosa sei ora. Sprechi tempo a confrontarti con donne più grasse trovandole migliori. Perché?

Antonia mi dice di bere, io ritorno al mio riflesso presente ovunque. allo specchio, sui vetri del negozio, sul bicchiere ghiacciato. Stringo le labbra tra i denti, indispettita perché sono felice dentro, ma vedo un cesso in quelle foto. Sono solare e mi percepisco malata, come se vivessi una schizofrenia delle forme. Io non sono quella lì, non più. Io mi sento leggera e dai lineamenti appuntiti e precisi. Mi sento tonica e quel volto alcolico, morbido, affamato non è il mio.

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