Sogni, nonsenso

cat-751372_1280Lo sa che l’ho pensata stanotte, verso le quattro e mezza? Il dormiveglia era forte e il sonno mi spingeva di nuovo alla possibilità di dimenticare. Eppure, in quel momento di lucidità per il troppo caldo, ho pensato a lei. Devo ricordarmi, devo ricordarmi tutto, quando mi sveglio. L’ho pensata anche dopo, mentre mi preparavo per uscire a correre, quando cercavo di trattenere quei lembi confusi di immagini. Niente. Alle 4.30 mi sembrava tutto così chiaro, ripensavo e ripetevo la storiella dentro di me: allora, c’era … mia sorella? Sì, forse. E una casa. Dei gatti, ricordo uno scambio di gatti e una blatta sopra alla cappa in cucina. Quella blatta schifosa, e io che mi chiedevo come fosse finita lì sopra. L’inquilina nuova, eccola, forse c’è anche lei. Di sicuro una donna ha avvistato la blatta, ed era la donna che verrà a vivere qui, al mio posto. Io ero allibita: dopo aver speso soldi in armi chimiche di vario tipo che ci fa una blatta in cucina? La mente cerca e scava, non salta fuori altro. Mi concentro. Eppure era una storia, quasi un piccolo film. La mia immaginazione aggiunge pezzettini, li cuce addosso ai frammenti presenti e confusi. Ricordavo, stamattina ricordavo. Ed ero entusiasta di tutto quel sognare, quel produrre. Qualcosa vorrà pur dire, no? Dopo che sono stata da lei, su quel lettino, pronta per la solita ceretta, questa volta più faticosa… L’inconscio era un tripudio di immagini, stanotte, e io non le ricordo. Eppure, eppure per un attimo la storia c’era. Avevo qualcosa da raccontare.
Mi fermo un istante. Cosa posso ricamarci sopra? Dove mi portano i gatti, le blatte, mia sorella, una casa o erano due case? Lo scambio era di gatti o di case? Ritorno con la mente all’infanzia e all’astio di mia sorella per la micia del vicino: è bastato un graffio e da lì è stata guerra. Ma anche a quella prima settimana di master, in un alloggio fatiscente, con puzzo di urina, gatti che pisciavano ovunque. La mia stanchezza tra timidezza, lezioni, senso di ignoranza… e quei gatti. Ho avuto la febbre e sono stata ospitata da un masterino. Curata, protetta. Ho conosciuto Mara e Alessio, grazie a quei gatti. Alessio è il proprietario del mio nido, Mara ha vissuto a Pavia e la ama quanto e più di me e insieme siamo due amiche complementari. Ripenso alla mia vecchia casa, a questa attuale e a quella che arriverà, alla mia ossessione per insetti e pulito, alle armi chimiche che mi intossicano purché non ci sia traccia di animali. Ripenso a quando le mie scene isteriche per quelle vespe con lunghe “zampe” che sporgono lasciavano me esangue e stanca, i miei genitori allibiti: mi chiudevo e barricavo nella stanza, dopo aver urlato ed essere scappata alla loro vista. Un brivido. Ed ecco salta fuori prepotente la paura antica dei ragni e delle loro zampe. La blatta mi parla di degrado, sporcizia, incuria. Di una vita diversa, di una me paranoica, incontrollata, insicura. Di una me flebile. La nuova inquilina mi dice solo che è ora di andarmene. La casa nuova mi sta chiamando a gran voce, mi sta cercando, mi troverà. Quella donna mi dice solo che devo fare uno scambio o un cambio: io sono il mio opposto, ora, ma non devo temere di guardare le blatte che ho dentro e di farle risalire. Non devo temere di barattare gatti o case con mia sorella. Una frase surreale. Rido. Cosa mai vorrà dire?

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