Felicità e io

butterfly-633371_1280Antonia spalancò gli occhi e sorrise senza pensarci, la mano all’altezza del seno, verso sinistra. La portò lì in modo istintivo. Si sentì sollevata e passò il tempo a ripetere a tutti quanto fosse felice. Felice? Si chiese la sua estetista guardandola attentamente, per una breve seduta dedicata solo alle sopracciglia e a un massaggio veloce al viso.

Oggi Antonia si sentiva così bella da sottovalutare quella presenza silenziosa. Aveva da poco ricevuto un bellissimo “no”, il migliore, il più reale, concreto, tangibile e stupefacente “no” della sua carriera, per lo meno sentimentale. Lui nemmeno immaginò di essere stato un esperimento, un simbolo. Antonia – comportandosi nel modo più contorto e labirintico possibile – era riuscita a portare a casa una vittoria contro le sue incertezze, paure, ottusità mentali.

Nella vita normale, quando non c’è “quella roba lì”, direbbe la sua estetista, c’è poco da fare. È un quid che non ha nome, non ha sostanza, ma conta per stabilire cosa ne sarà di un incontro. Eppure la sua assenza non la convinse: perché lei è quella che ottiene tutto e subito.

Voglio una casa nuova, un bilocale arredato in centro? Zac, eccolo. Il tempo di fare due telefonate e il cambiamento deve essere rapido, immediato, un colpo di fulmine a comando. Ho voglia della magia di un’infatuazione? Zac, eccola, pronta per te. Quando sente la transizione, Antonia la vuole subito. Vuoi la prima novità che colpisca un po’, senza eccessi. Quella che tu idealizzi perché si lascia idealizzare da te, ti asseconda, ti segue nei tuoi voli immaginari. La casa acquista balconi inesistenti, spazi insperati, una luminosità che nasconde il rumore. In lui vedi somiglianze con la tua te migliore, intravedi ipotesi, assaggi respiri sensuali che non esistono, percepisci tendenze e passioni che creano ponti di carta.

Quei ponti però crollarono, proprio quando si manifestarono davanti a un Ponte Coperto, reale, quello che sta in centro. Sara – l’estetista – si fermò un secondo per pensare al ponte. Stava proprio vicino al bilocale, quello che sembrava… adeguato? Ma chissà. Sembrava un accontentarsi, forse. Le sue mani abili tornarono subito soddisfatte agli occhi brillanti di Antonia, al suo strano giro per comprendersi ed emergere. Per farsi artefice di una felicità inaspettata e solo sua. Un primo incontro andato male, come capita spesso a chiunque. Nonostante la certezza che non ci fosse sintonia, Antonia misurò da questa esperienza tutti i suoi drammi mentali. Misurò le sue insicurezze e indecisioni.

Lo sai, Antonia, lo sai. Ma ti confondi. Sei brava a confondere le idee e ad aggrovigliarle secondo aspettative, doveri e tempi brevi, secondo quanto è scritto sulla carta. Non sai accettare che ti sei sbagliata, su quella persona, su quella casa o su quel lavoro. E allora cosa fai? Devi scendere e scendere e vorticosamente percorrere una scala a chiocciola che ti permetta di assaporare ogni reazione istintiva da parte tua, devi osare. Perché se osi ora, lo farai in futuro. Perché se vinci le paure con l’altro sesso, ora, che nulla è da perdere… nessuno più potrà spaventarti, nessuna reazione muta o aggressiva scombinerà te stessa. L’equilibrio? Lo raggiungerai, continuando a toccare gli estremi.

Antonia gli chiese scusa, nel modo peggiore possibile e poi attese di nuovo e contro ogni logica, contro ogni intuizione, contro i segnali suoi e altrui, fece ciò che la sua estetista le consigliò. «Vai, esci, vai a vedere. Sperimenta, manipola, prova. Sì, certo, è una persona, ma tu stai solo testando te stessa». Lei, proprio lei, gli richiese di uscire. Lo fece quando meno lo si aspetta, lo fece per mettersi alla prova. Lo sentì come un obbligo, assaporò le sensazioni private e pubbliche, lo vide come una forzatura estrema. Una corda elastica tesa al punto massimo.

E quale non fu il suo rilassarsi quando sentì quel “no”. Quando i suoi occhi lessero quel “no”, capì ogni cosa, capì tutto. Comprese le strane direttive della sua estetista, comprese sé stessa e il mondo nella sua testa. Mise, con quei gesti, tasselli di conoscenza nuovi alle sue dinamiche. Vinse. E la rilassatezza della consapevolezza scese su di lei a placarle i tumulti delle sue paranoie.

Comprese la necessità della pazienza, il senso del non-fallimento, assaporò il gusto dello sconfinare in paure inutili (non sono morta, pensò Antonia, ed è stato anche divertente), il senso di essere in parte artefice di ciò che accade, permise a sé stessa di lasciare andare, accettando le conseguenze delle sue azioni, iniziò a fregarsene dei giudizi, si scoprì più forte. Non più debole, come si era immaginata. Non aveva elemosinato nulla, aveva solo chiesto, scavato, si era sentita come un cucchiaio da gelato che non resta alla superficie. Quel “no” le fece capire che “no” era anche la sua, di risposta. Quel “no” le ridimensionò anche la sensazione che il bilocale le scappasse dalle mani, che non ci fosse tempo, che fosse l’ultimo, che altri così convenienti non ne avrebbe trovati. Quel “no” ridimensionò – insieme ad altri avvenimenti – il suo concetto di volontà, di desiderio, di aspettativa e attesa.

Misurò la sua voglia di transizione e la riportò a una dimensione adulta, opposta a quella di bambina capricciosa. Accettò che fosse no per lei, per lui, per la casa. Accettò sé stessa senza vedersi sminuita, umiliata o delusa. Antonia si scoprì meno incline ai fallimenti e ai sensi di colpa, ai “se, forse, però”, si sentì sicura anche nella decisione di non portare a compimento uno spettacolo. Scelse. Finalmente fece delle scelte senza lasciarsi scegliere. Rifiutò una danza a lei sgradita allontanando il senso del dovere, l’idea di non avercela fatta, o l’attaccamento al denaro speso. E venne ripagata. Rifiutò un bilocale che non la colpì e per il quale era stata chiamata dal proprietario. Rifiutò di non sistemare i suoi dubbi e quando li risolse capì di aver avuto ragione fin da subito. Si scelse. Antonia respirò ancora, le sopracciglia ben disegnate sopra due occhi lucidi e consapevoli.

La transizione può accadere silenziosa, anche quando fuori non accade nulla, anche quando gli eventi scorrono come onde senza dare effetti concreti.

Antonia sorrise a Sara e tese una mano con il dito puntato: «toh, guarda, una farfalla in negozio…».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...