Biglia meraviglia

ball-625908_1280La stanza è bianca: sopra, sotto, ai lati. Un cubo bianco candido di cui io sono il centro. Mi vedo in piedi, eretta nella postura, senza increspature o pieghe. Che poi ci penso e mi dico che, in fondo, non mi piace raddrizzare linee curve o eliminare con il ferro le grinze dei vestiti. Sono una che non stira, non ne sento la necessità, mentre adoro il rito della lavatrice, dello stendere, del riordinare di tanto in tanto quel caos rigoroso e del pulire superfici. La stanza, dicevo, è linda. Vorrei sapere cosa attendo, a occhi chiusi. Aspetta… sto sognando i miei genitori e mia nonna, sto facendo un turno in ambulanza, come una volta, ma ora sono impreparata. Mentre controllo con scrupolo il materiale, scopro che quel mezzo è pieno di quaderni e penne. Mi sposto ancora – nel sogno – mentre la mia figura resta immobile nella stanza bianca. Ora sto ballando, i miei genitori che mi guardano, poco dopo sono di nuovo in ufficio, in ambulanza, con mia nonna. Qualcuno mi urla “è finita”.

Ecco, è lì che si va, quando si sogna? In una stanza bianca nella scomodità di una postura eretta? Mi osservo ancora a lungo, percepisco la mente piena di biglie, di pensieri, di pezzi di un puzzle confuso. Le biglie sanno scivolare dalla mente al naso, dal naso alla gola. Dalla fossetta tra le clavicole – quella deliziosa parte all’apparenza sensuale – le biglie ritornano su verso la spalla, sostano e scendono al braccio che scrive. Escono trasformate in parole, dalle dita, dagli occhi, dalla fossetta, dalla nuca. Sono leggere. Si incastrano, a volte, si depositano quando sono ostili e non riescono a riemergere. Stanno lì, buone. La mia postura eretta persiste, nella stanza bianca e un po’ trasparente. Mi sento con un’occasione in tasca, una sorta di opportunità danzante davanti alle mie iridi intrise di sogni. Metto le mani sui fianchi, quasi a cercare quelle tasche piene di buone novelle. Non posso parlare, ma immagino creando fantasie. Prima c’è lo smarrimento, come quando dal medico hai la diagnosi: grave quanto basta per pensare in una frazione di secondo a tutto ciò che di negativo porterà nella tua vita quel verdetto. Poi, se la gravità è contenuta, subentra un sottile sollievo. Vedo un serpentello strisciare, sibilare, muoversi con fare furtivo. Sento che smuove qualcosa, riporta alla luce vecchi sogni e qualche speranza sgualcita. Forse… forse ora potrei, ora che porto sulla pelle la mia storia e i miei simboli, ora che voglio essere ciò che sono, liberarmi, essere la mia stessa voce, forse ora nell’imperfezione qualcosa si è mosso. Io? Mi guardo nella stanza bianca, eretta, immobile. le biglie impazzite che si spintonano dentro la mia testa per dissolversi attraverso un sorriso. Gli occhi si spalancano, la stanza acquista un color farfalla e ciò che era fermo ora si muove.

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