La sua eleganza

ballet-545289_1280Mariangela è bellissima, nei suoi 89 anni.

Quando arrivo, che sia in forma e seduta al tavolo con le altre due compagne di stanza, o che sia a letto febbricitante, lei è bella.

La luce che esce dai suoi occhi – complice anche quell’azzurro quasi trasparente – il sorriso e la cura che ha delle piccole cose sono le parti che compongono la sua figura: piccolina, rugosa, all’apparenza fragile.

Quando parla di funerale e morte, mi si inumidiscono gli occhi e le dico che senza di lei non posso proprio immaginarmi: quel breve momento del sabato è prezioso, ricco, unico, intenso. Mi piace vederla con il rossetto rosa delicato, le sopracciglia disegnate a matita. Mi piace quando dice che si sente amata, quando mi dispensa suggerimenti e consigli, quando mi permette di vedere la vita dopo averne vissuta una buona parte.

Entro da quella porta, ci assestiamo un attimo, ma si crea subito un filo magico, tra i miei occhi e i suoi, dal quale passa tutto ciò che ci accomuna e ci rende amiche. La visione della vita, le insicurezze, le ossessioni, le passioni. Tutto così vero, così misteriosamente incredibile. E si ricorda ciò che le dico, sempre. Non c’è vuoto di memoria che tenga.

Nossignore. Sa come mi sento e che settimana ho avuto ancora prima che io stessa riesca a comprenderlo. Oh e la sua ironia! Quanto è semplice e potente, questa ironia. Dice che le mie lettere sono come una medicina, lei – invece – è la mia medicina del sabato.

Balla, balla, finché puoi – mi dice – e io perdo le paranoie su capacità e bellezza. Ascolto lavoce di chi sa quali sono i rimpianti, quali le cose importanti, che comprende le inutilità di certi freni. E allora penso a lei e ballo, penso a lei e mi butto senza paura, penso a lei e mi chiedo: cosa mi direbbe?

Cosa direbbe a Ester, che ha l’ansia che le mangia lo stomaco e la sveglia nel cuore della notte senza motivo? Che ha l’ansia per l’ignoto quando questo decide di travestirsi in una delle sue molteplici forme come amore, sesso, lavoro? Cosa direbbe a Sara, quando traballante non capisce quale sia la sua strada, ma non sceglie, a causa di quella voglia di provare tutto, di quella terribile sofferenza che le procura la perdita di staminalità, o – detto altrimenti – la necessità di abbandonare qualcosa e perderlo? E a Daniele? Quando vorrebbe capire perché diamine si sia sposato e come fare per uscirne intero, lui, la moglie, forse un’altra – se c’è. Mariangela capirebbe anche Alice, quando ritorna adolescente e primaverile per uno sconosciuto, o quando ancora pensa di avere una parte da creare, plasmare e da mostrare. E accarezzerebbe delicatamente anche Giada, tutta frigorifero e disturbi.

Mariangela li contiene tutti, comprende ogni cosa nei suoi 89 anni, nella sua eleganza, nel suo tailleur giovanile. Me la immagino a teatro o per le mostre europee. La vedo stretta nel suo matrimonio, ma dura e tenace con tutti, la vedo orgogliosa del figlio, la vedo anoressica di sentimenti, schiva e bulimica di entusiasmi. La riconosco nei suoi silenzi, la ricostruisco dai pochi racconti e ricordi, le metto addosso un po’ di ciò che sono io e mi faccio regalare quel tanto che basta di lei.

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