Cinquantasette anni per incontrarsi

feet-102454_1280«A raccontarlo, non ci crederebbe nessuno. Due amiche, con così tanti anni di differenza. Cos’ha da spartire una donna di 89 con una di 25?». Qualche anno fa, ne avevo 25, cara N., ma ti guardo e sorrido con gli occhi lucidi. Oggi sei a letto, il viso inizialmente chiuso e triste è diventato solare di chiacchiera in chiacchiera. Abbiamo riso, scherzato. Ti piace darmi consigli e ti piace essere auto ironica. «Magari 25! Io ne ho già 32, non sono più così giovane…». «Cosa? Davvero? Ma noi non lo diciamo a nessuno, non li dimostriamo proprio».

 

Ci siamo trovate. Non ci siamo solo conosciute, sarebbe riduttivo. Così mi hai accolto, con queste parole. Mi hai chiesto se la mia vita è cambiata da quando ti conosco, e mi hai fatto capire di averti portato un po’ di brezza frizzante, quella che ti punzecchia la pelle, ma senza dar fastidio. La tua utilità, la mia sete di saggezza, tutto ciò che abbiamo in comune rendono quell’ora del sabato pomeriggio, un’ora speciale. Vedo in te qualcosa di me, leggo il mio futuro nei tuoi occhi, ascolto la tua storia. Oggi mi hai parlato di tuo marito. Sei rimasta vedova a 46 anni, con un figlio e sola. Non hai voluto risposarti, anche se con orgoglio dici di aver fatto girare la testa a parecchi uomini. Con quegli occhi azzurri e quello sguardo carico di vita, non stento a crederlo. Scrivevi poesie: chissà se – come hai promesso – riuscirò a leggerne almeno una, un giorno. Dalla morte di tuo marito ci hai messo cinque anni per uscire di nuovo nel mondo, per rifarti una vita. Il volto prende vita quando racconti del tuo viaggio a Parigi, di quanto ballavi, dell’università della terza età e della passione – quella vera che non sempre si ha a vent’anni nelle aule studio – per la conoscenza. Le sopracciglia sono disegnate a matita e spesso ti trovo con un pizzico di rossetto e le guance rosate. Non perdi il tuo spirito scolpito e battagliero, la tua voglia di vivere. Per questo – mi dici – sembriamo più giovani, no? Ti vedo stenografare fiera, mentre me ne parli, e ti vedo chiusa in casa in quei cinque lunghi anni, a leggere, nel tuo mondo che io comprendo così bene. Il tuo matrimonio non è stato felice, ma non voglio esporre la tua confidenza e la tua intimità, per non sciuparla. «Più di ciò che ho passato, più di quello che ho sopportato stando con lui, mi fa male chiedermi: ne valeva davvero la pena, vivere così?». Ci guardiamo a lungo, ti prendo per mano come faccio sempre quando non trovo le parole e passiamo a qualche argomento più leggero, ma profondo. E continuiamo a parlare, come possono fare solo due donne che devono percorrere 57 anni per incontrarsi.

 

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