La metro, la mattina

departure-platform-371218_1280La metro al mattino sa di bocca appena sveglia. Senti ancora i movimenti lenti nel letto, il caffè bevuto al volo, incontri teste sui cuscini e occhi ancora chissà dove. Ascolti il silenzio e quella sensazione di automatismo. La metro, il lunedì mattina, ha un vetro opaco su ogni persona, e percepisci tutti gli umori di denti non lavati, di bocca impastata, di cappotto umido, di sigaretta. Puoi quasi toccarlo, il sonno di chi la abita a quell’ora. È triste la metro, la mattina: appare senza storie da raccontare, ripiena di strade sbagliate, incontri mancati, progetti sospesi. Un limbo di gente che fissa lo sguardo chissà dove e pensa a chissà quale sogno interrotto nella notte. Non senti il vociare né il brusio serale, non ci sono suonatori e mendicanti, la gente che spinge per farsi spazio sembra quasi aliena, non immagini la vita della ragazza con la coda né riesci a ricostruire le faccende dell’uomo palestrato che le siede accanto, non pensi a dove possa andare quella valigia rossa che scende in Centrale e non osservi curiosa quegli stranieri che fissano il tabellone delle fermate. Non corri per salire al volo, non assorbi. C’è solo quell’odore di mattina, quello di chi si è appena svegliato.

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