Pauline

La mia vicina si chiama Pauline, ed è americana. O almeno così lei dice, ma ha una casa nella città di destinazione, Chiang Mai, oltre a chiare origini asiatiche. Siamo sull’autobus VIP, con partenza da Ayuttahia alle nove e arrivo previsto per le sei del mattino. Dopo i bus presi in India non mi aspettavo di certo tutte queste coccole, che ammetto di concedermi solo perché viaggio sola: di backpacker qui non se ne vedono. Dicevo … Hostess, coperta, sedili super reclinabili, spuntino, acqua, sosta con cena verso le undici e caffè al mattino. Mi accomodo, godendomi il relax dopo l’intera giornata con lo zaino sulle spalle. Visitare con il caldo e i chili addosso è ovviamente da evitare, quando si può. Durante il viaggio Pauline si prende cura di me, quasi in modo insistente. Mi chiede dove alloggio, se conosco un albergo, se so dove andare alle sei del mattino. No. Ho qualche vaga idea suggerita dalla Lonely, guida dalla quale sono rimasta delusa. Anche se mi ripeto che devo dirle un fermo no, la voglia di non preoccuparmi al buio, quando arrivo alla stazione degli autobus è tanta e così accetto. Prendiamo un red bus e arriviamo a casa sua, lontana per una che dispone solo dei suoi piedi e sporca e malmessa la stanza, con l’acqua che casca fuori a fontana dal tubo del lavandino e due materassi messi uno sopra l’altro. La ringrazio, ma vorrei tornare in centro. Prende la sua auto e iniziamo un tour non programmato per le vie a me non note, studiamo insieme la cartina e scelgo una via seguendo la Lonely. Chiede ai passanti e si ferma nei templi per mostrarmeli. Solo in seguito ho apprezzato la fortuna di averli gustati al loro risveglio, prima dell’arrivo dei turisti. Prima di qualsiasi attività, tranne la preghiera di pochi sparuti fedeli. Si erano fatte le otto? Le nove? Forse erano solo le sette e mezza quando ci si ferma per colazione, totalmente in fiducia sulla scelta di Pauline per un menù thai. Pollo, riso, zuppa, e il miglior intingolo che abbia mai assaggiato. Divoro tutto con etremo gusto incurante dei discorsi di Pauline con il proprietario del locale. La via è vicina, siamo arrivati. What else? Mi dispiace per un attimo salutarla. Mi spiace che insista nel farmi credere che non c’è nessun ostello. Vuole duecento bhat, dopo averle offerto la colazione, e mi impongo di dargliene solo cento. Ha rovinato l’atmosfera, scendo, e mi rendo conto che in effetti non so dove andare (la via e l’ostello non corrispondevano). Mi dirigo alla prigione femminile, che avevo già scelto per i massaggi, più tardi e chiedo a loro. Di domanda in domanda arrivo a una stanza pulita nella strada di cui in seguito mi sono subito innamorata. Quante Pauline incontrerò?

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